Elezioni in Libano: vince il fronte filo-occidentale.

Smentendo le voci della vigilia  la “colazione del 14 marzo” guidata da Saad Hariri ha vinto le attesissime elezioni libanesi, sconfiggendo il fronte dell’opposizione guidato da Hizbullah.  Saranno 7 o 8 i seggi di differenza tra le due coalizioni nel nuovo parlamento di Beirut, che quindi sostanzialmente riconferma la propria composizione. Soddisfazione di Israele, che invita il prossimo esecutivo di Beirut a disarmare l’ala militare di Hizbullah. Dal canto suo il “Partito di Dio” ammette la sconfitta, pur lamentando alcune irregolarità nel voto, e chiarisce subito che “le armi della resistenza non sono oggetto di discussione”. Ora si attende la formazione del nuovo governo, durante la fase preelettorale il Partito di Dio dichiarava che in caso di vittoria avrebbe coinvolto la coalizione sconfitta nel governo, il blocco di Hariri invece dichiarava di voler governare senza l’aiuto degli sciiti per bocca di Hariri, tuttavia il suo alleato Jumblat ha già aperto le porte per un nuovo governo di “concordia nazionale”. 

Sono stati gli scontri intereligiosi del 2008 ad aver influenzato il voto dei libanesi più di ogni altro fattore, secondo il corrispondente ANSA Lorenzo Trombetta,  tuttavia a turbare il clima preelettorale ci sono state ben due spy story: da una parte l’arresto di esponenti di Hizbullah in Egitto con l’accusa di aver formato cellule in sostegno della resistenza palestinese a Gaza e contro il regime del Cario, dall’altro l’arresto di presunte spie Israeliane a Beirut.  Inoltre c’è stato l’intervento del settimanale Tedesco “Der Spiegel” che ha pubblicato indiscrezioni secondo cui l’inchiesta ONU sull’assassinio di Rafiq Hariri, l’ex premier vittima di ucciso il 14 febbraio 2005, sarebbe giunta alla conclusione che Hizbullah sia stato il mandante della strage di San Valentino, indiscrezioni accolte con freddezza anche dalla colazione del 14 marzo.

Durante la campagna elettorale sono intervenuti a sostegno dei vari schieramenti i consueti sponsor internazionali, dall’ Iran di Ahmadinejad agli Stati Uniti ed Israele. Il ministro della difesa di Tel Aviv nei giorni scorsi aveva dichiarato minacciosamente che una vittoria di Hizbullah  ““ci concederà quella libertà d’azione che non abbiamo avuto nel luglio del 2006”, mentre il vicebresidente americano John Biden ha fatto sapere che gli USA rivedranno la loro strategia in Libano in base a chi vincerà. Ahmadinejad, nel pieno della campagna elettorale per le presidenziali iraniane, aveva invece fatto sapere di attendersi una vittoria elettorale dell’ opposizione e quindi un rafforzamento sul fronte della “resistenza”.

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