L’Europa in crisi cede il passo agli estremisti

«L’Europa è imbevuta di relativismo culturale, un’illusione, perché non esiste uguaglianza fra culture. La nostra è di gran lunga migliore”. Questa è solo una delle frasi usate dall’olandese Geert Wilders in campagna elettorale. Da oggi quattro seggi del Parlamento Europeo saranno occupati dagli uomini del suo partito. Anti-europeista, xenofoba, nazionalista. Ecco l’Europa che ha vinto alle elezioni europee.

Non è solo il risultato italiano a restituirci l’immagine di un’Europa nazionalista e xenofoba. Agli otto seggi al Parlamento Europeo conquistati dalla Lega Nord, fanno seguito i dati di molte altre nazioni, soprattutto dell’Est-Europa, dove i partiti ultranazionalisti hanno ottenuto percentuali di voto di gran lunga superiori alle aspettative.

Il primato “anti-europeista” se lo aggiudica l’Austria, dove hanno raggiunto sorprendenti risultati i due partiti dell’ultra destra radicale che descrivono la Ue come causa della maledizione della marea umana di rifugiati, della radicalizzazione politica degli stranieri, del crescente peso dell’Islam in Austria.
Tremano i musulmani olandesi, e non solo, di fronte agli exit pool dello stato dei Pesi Bassi: quattro seggi conquistati dal movimento xenofobo e anti-islamico di Geert Wilders. Il suo partito infatti, il Pvv, Partito delle libertà, ha praticamente solo un punto in programma: fermare l’islamizzazione dell’Olanda. Wilders è ormai noto per dichiarazioni quali «È che il Corano dovrebbe essere bandito, nel mio Paese e in tutte le sue moschee>>.
A carica xenofoba, non ha certo nulla da invidiare al partito olandese il British National Party (Bnp), la coalizione inglese che accoglie al suo interno solo militanti bianchi e britannici. Il Bnp ha dichiarato guerra aperta agl immigrati non in regola, ma anche i regolari, in effetti ,preferirebbe averli fuori da casa sua.
Ma passiamo al fronte orientale, dove i partiti ultranazionalisti hanno ottenuto ottimi risultati in più di uno Stato. Due seggi se li è aggiudicati il partito della Grande Romania (Prm), guidato da Corneliu Vadim Tudor. Ultranazionalista e di orientamento fascista, Tudor prima del 1989 era uno dei maggiori esponenti del regime di Ceausescu e nel suo partito raccoglie diversi esponenti dei servizi segreti dell’ ex regime. La Slovacchia da parte sua assegna un seggio alla formazione Sns, nota per i suoi attacchi contro gli ungheresi sferragliati a colpi di campagne xenofobe e  dichiarazioni quali: “la patria degli ungheresi si trova nel Deserto Gobi e non nel Bacino dei Carpazi.” Eccezionale infine il risultato del partito ungherese Jobbik: la coalizione di estrema destra, con 14,77 punti percentuale, conquista tre sedie al Parlamento. Basta solo dare uno sguardo rapido all’agenda politica di Jobbik per capirne l’orientamento: reintroduzione della pena di morte, “l’indipendenza economica”, il confinamento di tutti i cittadini di origine rom fuori dal paese.
L’Europa riconferma le sue vecchie abitudini: davanti a una crisi, si tuffa negli estremismi.

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