Terremoto in Abruzzo: La denuncia dei sindaci: “Restituiteci il potere civile”

Regime militare imposto dalla Protezione Civile, gare d’appalto per la ricostruzione rivolte a ditte del Nord, poca chiarezza sul rilevamento dei mutui. La gestione della ricostruzione sembra calare dall’alto. E i sindaci abruzzesi scendono in piazza: “Vogliamo anche noi potere decisionale”.

3,1 miliardi in ventiquattro anni per oltre 65mila sfollati in Abruzzo. E’ quanto previsto dal Decreto Terremoto che in questi giorni sta facendo discutere cittadini, enti locali e realtà territoriali nella regione colpita a inizi aprile dal terremoto.  “La cosa più grave” dichiara Julia, dell’associazione Pralipe “è che non sembra sia prevista la possibilità per ognuno di scegliere  in che modo ristrutturare la propria casa”. Venerdì scorso un team di tecnici abruzzesi è entrato nel centro storico de L’Aquila, nonostante i divieti, per monitorare la situazione. I lavoratori aquilani temono di non riuscire a mettere mano nelle case dei concittadini, e che la ricostruzione sia affidata a sconosciuti.

Ma quella di venerdì non è stata l’unica azione. Ogni giorno, da quando il decreto è stato emanato, in Abruzzo si assiste a contestazioni. A scendere in piazza sono anche i primi cittadini abruzzesi. “I sindaci non vengono presi in considerazione e non riescono ad esercitare il loro potere civile” continua Julia. “Attualmente tutto ciò che riguarda la ricostruzione è previsto dalla protezione civile e quindi del commissario delegato Guido Bertolaso; ogni decisione non prevede il voto dei sindaci ma solo la loro consultazione”.

Quello che più si teme oggi è che gli appalti per le ricostruzioni siano assegnati a ditte del nord, invece che a imprese locali. Mette in allarme, inoltre, la questione mutui. Tra le preoccupazioni maggiori, quella che la Fintecna, l’impresa finanziaria controllata dal Ministero del Tesoro che secondo il decreto si occuperà di rilevare i mutui delle case colpite, si accollerà il mutuo contratto nei limiti del contributo riconosciuto, ma diverrà poi proprietaria di quel che resta dell’immobile.

Sul territorio intanto i  controlli delle forze dell’ordine sono aumentati. Lungo le strade ci sono molti posti di blocco e prima di entrare nelle tendopoli è necessario mostrare un documento.  “Dicono che queste azioni siano legate all’imminente G8, ma di fondo crediamo che riguardino la gestione globale del terremoto, di stampo assistenzialista e che lascia poco spazio alle libertà degli individui” conclude Julia.

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