Passpartù 29: Futuro di… seconda generazione

Non hanno le meches ai capelli, non fanno molte richieste agli insegnanti, le mamme e i papà non litigano con le maestre. Spesso unici membri della famiglia che conoscono l’italiano, fanno da interpreti e mediatori per i genitori. Sono i bambini di seconda generazione che frequentano le scuole italiane. Figli di migranti nati nel nostro paese e che oggi si stanno formando nelle nostre scuole.
In questa puntata di Passpartù cercheremo di capire come la scuola sta facendo i conti con un fenomeno migratorio in continuo aumento, vedremo il punto di vista degli alunni di seconda generazione, quello degli insegnanti, e anche quello dei media e dei mezzi di informazione. In chiusura, torna Ritmi, l’angolo di musica a cura di Elise Melot.

Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione, negli ultimi dieci anni gli iscritti di origine straniera sono aumentati di oltre 500 mila unità. Oggi nelle scuole primarie e secondarie rappresentano circa l’8% dell’intera popolazione scolastica, mentre nelle secondarie di secondo grado il 4,5%. “La scuola è stata un’esperienza importante perchè ci ha fatto sentire cittadini di questo paese” ci ha raccontato Mohamed Tailmoun, ex studente di seconda generazione, portavoce della Rete G2.

Fortunatamente l’ultimo affondo della Lega, che aveva avanzato la proposta di inserire una norma nel pacchetto sicurezza che prevedesse l’obbligo per gli insegnanti di denunciare i genitori non in regola degli alunni, ha avuto vita breve. La proposta ha scatenato polemiche a destra e sinistra, perchè considerata in netto contrasto con il diritto all’istruzione, sancito dalla nostra legge, e con l’obbligo di frequentazione delle scuole primarie e secondarie. Una norma che avrebbe mirato a non fare sentire cittadine italiane le persone di origine straniera. Un’altro provvedimento molto discusso è quello delle cosidette “classi ponte” , o “classi di inserimento”. Fino a ottobre scorso, la scuola italiana aveva sempre rifiutato il sistema delle classi differenziali, al contrario di altri paesi europei. In Inghilterra ad esempio le classi sono divise in base alla bravura degli studenti, chi va meglio con chi va meglio e chi va peggio con chi va peggio,  in Germania sono state istituite delle classi speciali per i bambini immigrati.  In Italia invece era sempre prevalso il principio secondo il quale si impara anche apprendendo dai propri coetanei: differenziando per rendimento o per capacità, secondo questo principio, si creerebbero solo cittadini di serie A e di serie B. A ottobre però la Camera ha approvato una mozione della Lega in base alla quale gli studenti stranieri avrebbero dovuto frequentare classi separate, per non rallentare l’apprendimento degli studenti italiani. Il provvedimento oggi è stato rivisto e ridimensionato: dal 2010 intanto si introdurrà un tetto massimo di studenti stranieri per corso, pari al 30%.

Secondo una recentissima ricerca dell’ong Cospe, Cooperazione per lo sviluppo dei paesi emergenti, che ha effettuato un’indagine sull’immagine delle seconde generazioni nei media, l’immigrazione oggi ha una “ funzione-specchio” : i media ci mettono di fronte a una società che sembra parlare di “ stranieri”, in molti casi con toni colpevolizzanti e discriminatori, ma in realtà parla di se stessa, delle proprie contraddizioni sociali, culturali, economiche, la cui responsabilità è sempre più automaticamente imputata alla presenza di nuovi cittadini e di profondi mutamenti sociali. “In realtà l’Italia, così come rappresentata nei media, non parla altro che di se stessa, non fa che dar voce alle proprie paure e corpo ai propri fantasmi, urlare le proprie ossessioni, regolare i propri conti politici” si legge nelle conclusioni della ricerca.

Ospiti della puntata: Marinella Gondolini, Mohamed Tailmoun, Andrea Macciò
In redazione:  Elise Melot e Andrea Cocco
Passpartù è un programma a cura di Marzia Coronati

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