Influenza suina: il virus si chiama “privatizzazione”

Il boom informativo che ha travolto il Messico  in questi giorni inizia a placarsi, così come le reazioni della popolazione, oggi più responsabile e consapevole.  E mentre si cominciano a raccogliere i frutti amari prodotti dalla privatizzazione del sistema sanitario, le case farmaceutiche continuano a guadagnare.
Dopo il mare di notizie spesso confuse e contradditorie su misure anti-influenza, possibilità di contagio, sintomi e presunte cure, oggi si comincia finalmente a fare ordine. E giunge anche una risposta più responsabile da parte del popolo messicano. La reazione sociale si sta facendo sentire anche  nelle carceri: pochi giorni fa un gruppo di donne ha manifestato contro le misure di sicurezza troppo restrittive che non permettevano ai familiari nè di visitare nè di avere notizie sui detenuti, mentre dall’interno i reclusi, tagliati fuori oggi più che mai, reclamano il diritto a essere informati su quello che sta accadendo fuori.

Ma chi ci guadagna da questa vicenda? Sicuramente le case farmaceutiche, le cui azioni in questi giorni sono salite alle stelle. Per non parlare poi degli affari che ruotano intorno agli acquisti emergenziali di medicinali all’estero promossi dal governo. Il governo messicano, per comprare qualsiasi cosa all’estero, deve prima chiedere l’approvazione del parlamento, ma con il decreto sanitario del 25 aprile scorso il governo può comprare senza consultare nessuno. “Quello che sappiamo è che sono state comprate diversi milioni di dosi di un anti-virale, ma non sappiamo quante precisamente e a che prezzo” spiega Matteo Dean, giornalista freelance residente a Città del Messico.
L’intesa tra il Messico e l’impresa francese di produzione dei vaccini Sanofi-Aventis, siglata il 5 marzo con un contratto da cento milioni di euro, festeggiato con la visita del presidente Sarkozy a Città del Messico,  “Il progetto messico-francese prevede la produzione di vaccini a partire dal 2010, ma il tempismo dell’accordo commerciale è sorprendente, se non inquietante, ed è un fattore sintomatico di quanto la privatizzazione del sistema sanitario si stia rilevando un fallimento completo. Negli anni ’80 il Messico vantava un sistema di ricerca e di prevenzione tra i più all’avanguardia del continente, oggi è tra gli ultimi” conclude Dean.

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