Governo italiano: 15 miliardi lanciati in aria

L’Italia investirà quindici miliardi di euro per realizzare 131 cacciabombardieri. Con la stessa somma di denaro si potrebbe finanziare la ricostruzione dell’Abruzzo, o realizzare 5000 nuovi asili nido, o costruire un milione di pannelli solari.

Il 6 e il 7 aprile Camera e Senato hanno approvato in via definitiva il programma pluriennale Joint Strike Fighters, che impegnerà il nostro paese fino al 2026.  Nel progetto militare, che prevede la costruzione e progettazione degli  F-35, sono coinvolti diversi paesi, tra cui l’Inghilterra, l’Italia e l’Olanda.
A guida americana, il progetto vede la statunitense Lockheed come industria capofila. Per l’Italia è coinvolta la Lenia, gruppo della Finmeccanica, con ben 131 cacciabombardieri. Il costo complessivo stimato è di circa 15 miliardi di euro, “ma spesso i costi aumentano in corso d’opera,  e c’è il timore che in realtà il costo complessivo sarà molto più alto” spiega Giulio Marcon, della campagna Sbilanciamoci.
L’Italia è un partner particolare del progetto,infatti l’assemblaggio dei cacciabombardieri è previsto a Cameri, in provincia di Novara, in una apposita struttura che costerà circa 600 milioni di euro. “Il governo sostiene che ci sarà un ritorno in termini di occupazione, ma noi crediamo che questo ritorno sia molto limitato”. I 10 mila posti stimati dal governo, secondo la campagna Sbilanciamoci, sono un miraggio. Non saranno coinvolte, secondo i loro calcoli, più di 700 persone.
“Abbiamo calcolato che si potrebbero creare decine di migliaia di posti di lavoro utilizzando questo denaro in altri modi. Ad esempio con otto miliardi (circa la metà della cifra investita nel progetto JSF) si potrebbe dar vita a un programma di costruzione di pannelli solari che favororibbe la produzione di energia rinnovabile per ottocentomila famiglie nel nostro paese e produrrebbe circa 60 mila posti di lavoro tra progettazione, impiantistica e produzione” conclude Marcon.

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