ENI ed ENEL: il Ministero del Tesoro investe nei paradisi fiscali
A cura di Khaldoun • 27 aprile 2009Mentre il ministro Tremonti parla di abolizione dei paradisi fiscali e di un’economia più trasparente, dai bilanci dei due colossi energetici controllati dal Ministero del Tesoro emerge che ci sono molte filiari e sedi riconducibili ad ENI ed ENEL in tali paesi, dal Lussemburgo alle Isole Cayman. Il più grande gruppo industriale italiano (38° del mondo), ENI e la più grande azienda elettrica italiana, ENEL, sono controllate dallo Stato attarverso la “golden share” e in qualità di principale azionista con il 30% del pacchetto (20% del Ministero del Tesoro e 10% della Cassa Depositi e Prestiti), il che fà di ogni italiano un azionista di queste aziende e rende indispensabile una riflessione sui comportamenti industriali.
Proprio da queste considerazioni parte l’iniziativa della Fondazione Culturale Responsabilità Etica che, su stimolo della Campagna per la Riforma della Banca Mondiale e Greenpeace, ha intrapreso l’acquisto di azioni delle due aziende per poter portare all’attenzione direttamente delle assemblee degli azionisti sui comportamenti fiscali di ENI ed ENEL e sulle istanze delle popolazioni del sud del mondo coinvolte nelle attività delle due multinazionali all’estero. L’ “azionariato critico ed attivo” è una forma di pressione sulle aziende già ampiamente sperimentata in paesi come gli Stati Uniti durante le campagne contro la guerra in Viet Nam e quella di pressione sulla Repubblica Sud Africana per l’eliminazione dell’apartheid. In Italia il più celebre esempio è la “shareaction” di Beppe Grillo, che grazie alle deleghe dei piccoli azionisti ha potuto parlare alla assemblea degli azionisti Telecom Italia chiedendo le dimissioni del consiglio d’amministrazione.



