Passpartù 27: L’Italia viola la direttiva europea sui rifugiati

Il 17 Aprile circa trecento persone hanno occupato l’ex residence Leonardo Da Vinci, uno stabile alla periferia di Milano abbandonato da anni. Dopo cinque giorni di occupazione, lo sgombero delle forze dell’ordine. Gli occupanti erano tutti rifugiati o in protezione sussidiaria, aventi diritto all’accoglienza nel nostro Paese. L’Italia riceve fondi dall’Europa per occuparsi di loro, ma dove vengono spesi questi soldi?

La foto è tratta dal sito di Melting Pot, clicca qui per vedere le altre immagini

Nicola Grigion, giornalista di Melting Pot, ha seguito da vicino la vicenda dell’occupazione di Bruzzano, il quartiere a nord di Milano dove si trova l’ex residence Leonardo Da Vinci. ci ha raccontato che già lunedì 20, tre giorni dopo l’occupazione, il Comune di Milano aveva ordinato un censimento, attuato dalla polizia all’interno dello stabile. Il giorno successivo, l’assessore ai servizi sociali De Corato ha sostenuto che solo pochissimi di loro avevano lo status di rifugiato, anche se le foto e i video che ci sono in rete mostrano gli occupanti mentre sventolano i loro documenti che certificano il loro status;  martedì 21, il Comune ha ordinato lo sgombero. Usciti dal residence, i migranti hanno occupato i binari della ferrovia Nord di Milano, qui sono stati caricati dalle forze dell’ordine, poi il corteo si è spostato verso il centro della città, e anche lungo questo cammino ha subito un’altra carica, terminata con diversi feriti tra i rifugiati.

Dopo le manifestazioni c’è stata un’assemblea davanti all’ex Paolo Pini, in cui si è paventata l’ipotesi di muoversi verso la Svizzera. I migranti di Bruzzano non sono gli unici a voler varcare il confine, ogni giorno centinaia di richiedenti asilo tentano di raggiungere altre nazioni europee, ma secondo gli accordi di Dublino possono ottenere lo status di rifugiati solamente nel primo Paese europeo dove mettono piede. Molti di loro, che hanno tentato di varcare la frontiera, sono stati espulsi e riconsegnati allo stato italiano, come ci ha raccontato l’europarlamentare Vittorio Agnoletto, che qualche mese fa  si era occupato di un caso analogo, quello degli abitanti dell’ex-clinica di Torino S.Carlo.  Agnoletto a novembre aveva presentato una interrogazione alla Commissione Europea in merito alla situazione
torinese. “La commissione chiederà dei chiarimenti alle autorità italiane”, era stata la risposta. Oggi, di fronte a questa nuova emergenza, l’europarlamentare presenta una nuova interrogazione alla Commissione. “La situazione di Milano infatti” spiega  “è sovrapponibile a quella di Torino. L’Italia continua a violare la direttiva europea sullo status di rifugiato. Se l’Italia non farà qualcosa, l’ Europa avvierà le procedure di infrazione”.

La proposta dell’assessore ai servizi sociali De Corato, che in sostanza proponeva ai rifugiati un posto letto nei centri accoglienza-dormitorio di Milano non è stata accolta dai migranti. Giovedì 24 aprile gran parte di loro è stata portata in questura, a Quarto Oggiaro, lì sono stati identificati, si è deciso per una tregua di 15 giorni, in attesa di una nuova contrattazione. Per il momento sono stati distribuiti in alcuni centri di accoglienza, tra cui quello di via Saponaro e quello di via Isonzo, ma loro non sono in cerca di un dormitorio, ma chiedono di essere inseriti in un percorso che possa permettergli di imparare la lingua e lavorare, come ci ha spiegato Italo Siena referente del centro per richiedenti asilo e rifugiati Naga Har di Milano.
Una richiesta lecita, dal momento che l’Europa ha istituito dei fondi proprio a questo scopo. Per il periodo 2008/2013  infatti il Fer, Fondo Europeo per i Rifugiati, ha messo a disposizione 34 milioni di euro, dei quali venti milioni come contributo comunitario, affinchè l’Italia realizzasse azioni complementari, integrative e rafforzative dell’accoglienza. Sono dati a cui si può accedere facilmente, consultando il sito del nostro Ministro degli Interni. Ma cosa si sta facendo con questo denaro? Le grandi città, dice Siena, fanno una politica “da struzzo” e continuano a offrire un servizio di accoglienza essenzialmente assistenzialista, ancora troppo cieco per capire che inserire  le persone in un percorso professionale potrebbe comportare  risorse per loro ma anche per il nostro paese. I protagonisti delle proteste di Milano sono sudanesi, etiopi, eritrei, somali.  Persone in fuga da paesi in guerra, reduci da un viaggio di mesi tra il deserto, la Libia e le sue carceri, il mar Mediterraneo, Lampedusa. Per ognuno di loro che arriva, l’Italia riceve dall’Unione Europea del denaro per occuparsi della loro accoglienza. Allora perchè oggi molti  non sanno neanche dove andare a dormire?
Esistono però anche nelle grandi città esperienze da cui prendere esempio, come il  Naga Har di Milano, un centro diurno in cui i richiedenti asilo possono compilare i loro curricula, che verranno poi selezionati e distribuiti. Negli otto anni di vita del centro, centinaia di persone hanno trovato lavoro. Il centro si finanzia attraverso fondi delle Nazioni Unite, fondi europei che poi vengono integrati con progetti sul territorio.

Il brano proposto da Ritmi è  “Duniya” di Tata Dindin

Ospiti della puntata: Nicola Grigion, Vittorio Agnoletto, Mussie Zerai, Italo Siena

In redazione: Elise Melot, Khaldoun

Passpartù è un programma a cura di Marzia Coronati

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