Abruzzo: morti senza nome

Tra le vittime del terremoto in Abruzzo, moltissimi migranti. Dei primi trenta cadaveri rinvenuti, otto erano macedoni. “Molti di loro non avevano un permesso di soggiorno, e ora c’è il rischio che nessuno potrà mai sapere niente della loro morte” spiega Renato Di Nicola, dell’Abruzzo Social Forum.

Nella zona dell’aquilano c’è una forte presenza di stranieri, soprattutto provenienti dall’est: 16.971 in tutta la provincia. Macedoni, rumeni, albanesi, che lavorano con la pastorizia o che studiano, come Katy, una ragazza di orgine albanese iscritta alla facoltà di medicina de L’Aquila. “La scossa che ha preceduto quella delle tre di notte non ci ha spaventato, erano mesi che ne sentivamo e tutti ci dicevano che erano solo scosse di assestamento” racconta Katy “mi sono svegliata nel cure della notte con i calcinacci che mi cadevano addosso, sono corsa in strada e ho visto gente buttarsi dalla finestra pur di scappare. Ora sono a Rieti, a casa dei miei genitori, ma voglio tornare a L’Aquila per aiutare chi non ha la fortuna di avere un’altra casa dove andare”.

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