Iraq, Un bel colpo per Maliki e per un Iraq laico

Il Primo Ministro iracheno, Nuri al-Maliki, che un anno fa appariva debole e isolato, sembra aver riportato una vittoria schiacciante alle elezioni provinciali irachene, che rafforzerà la sua presa sul governo centrale. Secondo i risultati preliminari, per la prima volta dalla caduta di Saddam Hussein, gli elettori iracheni hanno scelto partiti laici e nazionalisti invece dei loro rivali religiosi.

Le previsioni sono che il partito di Maliki, al Da’wa, emerga dalle urne come vincitore a Baghdad e a Bassora, le due principali città dell’Iraq, nonché in gran parte del sud a maggioranza sciita. Il maggiore partito sciita, il Consiglio Supremo islamico iracheno (ISCI), finora uno degli attori politici principali del Paese, ha subito gravi perdite in tutte le province di cui ha avuto il controllo negli ultimi quattro anni. “Secondo le informazioni iniziali, la lista di Maliki è arrivata prima a Bassora con il 50 % dei voti. La nostra ha preso il 20 per cento”, ha detto Furat al-Sheraa, il leader locale dell’ISCI.

L’esito elettorale, che probabilmente si ripeterà nelle elezioni parlamentari di dicembre, segna una profonda trasformazione nella politica irachena, con le comunità sia sunnita che sciita che hanno punito i partiti religiosi che avevano prosperato dopo l’occupazione Usa del 2003. I risultati sono un chiaro avallo a Maliki, che è riuscito a mandar via la milizia dell’esponente religioso sciita Muqtada al-Sadr, ha negoziato il ritiro dei 142.000 soldati Usa nell’arco dei prossimi tre anni, e ha affrontato i kurdi. Sottolineando le sue credenziali nazionaliste, e i successi nel miglioramento della sicurezza, Maliki si è guadagnato la fedeltà della maggioranza della comunità sciita.

La delusione fra gli sciiti nei confronti dei partiti apertamente religiosi ha avuto un riflesso nella comunità araba sunnita, dove l’Iraqi Islamic Party sembrerebbe essere stato sconfitto da altri partiti sunniti in due bastioni sunniti: Mosul, nel nord, e la provincia di al Anbar nell’ovest del Paese. Molti iracheni incolpano i partiti religiosi di aver incoraggiato le divergenze confessionali tra sunniti e sciiti, e di aver preso parte attivamente alla guerra civile di tipo confessionale del 2005-7.

Un segno ulteriore di spostamento verso la laicità e il nazionalismo è dato dal fatto che i risultati preliminari delle elezioni mostrano che l’ex Primo Ministro Iyad Allawi, il cui partito è apertamente nazionalista, è andato bene sia nelle province sunnite che in quelle sciite, in tutto il Paese. Alle precedenti elezioni, nel gennaio 2005, Allawi, benché allora fosse Primo Ministro, aveva riportato risultati scarsi, nonostante avesse il controllo del governo.

Maliki ha utilizzato il proprio controllo della macchina dello Stato per raccogliere appoggio politico tramite favori e sussidi: ha fatto arrivare soldi ai consigli tribali nel sud dell’Iraq in cambio di voti, e ha usato i media controllati dal governo per appoggiare al Da’wa. Tuttavia ciò non sarebbe stato sufficiente per vincere le elezioni in modo così decisivo, se molti iracheni non avessero pensato che il Primo Ministro stesse ristabilendo l’ordine.

Il successo di Maliki assomiglia a quello di Vladimir Putin, quando venne eletto per la prima volta presidente della Russia con un margine schiacciante nel 2000. Putin fu visto come un nazionalista forte, che avrebbe messo fine al caos dell’era Yeltsin dopo il collasso dell’Unione Sovietica. Nello stesso modo, gli iracheni sono impazienti di vedere ripristinata l’autorità del governo centrale, in modo da poter avere sicurezza personale, lavoro, elettricità, e acqua. Lo Stato iracheno è simile alla Russia anche nella sua dipendenza dai proventi petroliferi, che pagano gli stipendi di circa due milioni di dipendenti statali. La capacità di distribuire posti di lavoro ai suoi sostenitori avrà giocato un ruolo importante nel successo di Maliki.

Le elezioni provinciali hanno portato cambiamenti significativi nell’equilibrio di potere in altre parti dell’Iraq. Nella provincia di Ninive, i cui 2 milioni 700mila abitanti sono in maggioranza arabi sunniti, i kurdi costituiscono fra un terzo e un quarto della popolazione ma avevano in effetti il controllo a partire da una rivolta sunnita che risale al 2004. Avevano inoltre la maggioranza nel consiglio locale, perché i sunniti avevano boicottato il voto alle elezioni del gennaio 2005. Tre giorni fa tuttavia il vincitore è stato al-Hadba: una coalizione nazionalista e tribale, il cui leader sostiene di aver conquistato il 60 % dei voti. Questo successo sunnita renderà più difficile per le parti kurde della provincia unirsi alla regione autonoma kurda semi -indipendente.

Nella provincia di al Anbar, le città grandi e piccole lungo il fiume Eufrate sembrano aver votato per il Movimento del Risveglio, composto da ex insorti che combattevano l’occupazione Usa, passati poi dall’altra parte per combattere al-Qaeda, anche se c’è chi contesta questo dato. In generale, gli elettori iracheni vogliono sbarazzarsi di coloro che ritengono li abbiano governati in modo incompetente a livello locale dalle ultime elezioni.

Il superstite che riuscì a sfuggire a Saddam

Nuri Kamal al-Maliki è soprattutto un uomo fortunato. Appartiene a un partito politico, al Da’wa, i cui membri vennero giustiziati in gran numero da Saddam Hussein: lui fu uno dei pochi superstiti. Quando divenne Primo Ministro, nell’aprile 2006, l’ambasciata Usa non era sicura nemmeno di quale fosse il suo vero nome. Liquidato da molti come inconcludente, rimase in carica in gran parte perché non si riusciva a trovare un sostituto adatto. Tuttavia, nel 2008, ha messo alla porta la maggior parte dei suoi rivali interni e gli Stati Uniti, in una serie di scontri, e adesso sembra stia per trasformare la sua popolarità personale in una vittoria alle urne.

Maliki è nato nel 1950, nella cittadina di Abu Gharaq, a sud di Baghdad. Figlio di un insegnate, entrò in al Da’wa, il partito politico sciita clandestino, che venne però perseguitato brutalmente da Saddam, e nel 1979 lui fu costretto a fuggire in Siria, dove rimase fino al 2003, diventando responsabile del ramo del partito a Damasco, avendo tuttavia buoni rapporti con l’Iran.

Tornato in Iraq dopo l’occupazione Usa, il primo Primo Ministro iracheno, Ibrahim al-Ja’afari, venne rimosso dopo un anno, su insistenza degli Stati Uniti e dei kurdi: Maliki prese il suo posto come candidato di compromesso.

In un primo tempo, il suo governo sembrava andare alla deriva, ma durante lo scorso anno lo Stato iracheno ha recuperato in gran parte la solidità di un tempo, e Maliki è riuscito ad affrontare con successo i miliziani dell’Esercito del Mahdi, i kurdi, e gli Stati Uniti.

(Articolo di di Patrick Cockburn, Traduzione di Ornella Sangiovanni per Osservatorioiraq.it)

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