Tunisia: la dittatura di Ben Ali si scaglia sulla libertà di informazione

Ci hanno impiegato solo cinque giorni. Una escalation terrificante che misura lo stato delle libertà fondamentali in Tunisia. Questa mattina la polizia tunisina è entrata negli studi di Radio Kalima ed ha sequestrato tutto il materiale della redazione (computer, mixer, microfoni…). Cinque giorni. Le trasmissioni sono iniziate lunedi 26 gennaio via streaming Internet e sul canale satellite Med Info Radio (coordinato dalla nostra agenzia). Il giorno dopo, martedi 27 il coordinatore della radio Dhafer Otay e’ scomparso per un giorno intero, finito nelle mani della polizia. Liberato solo a sera, Dhafer (26 anni), è stato minacciato di prigione se avesse continuato a lavorare in radio. Nel frattempo la redazione della radio è stata presa d’assedio,impedendo a chiunque di entrare od uscire. Omar Mestiri, responsabile di tutta la piattaforma Kalima (oltre la radio un portale web) e’ stato minacciato di morte con un coltello. L’apoteosi questa mattina. La polizia e’ entrata nella radio e ha dato il via al sequestro di tutto il materiale (peraltro montato in una nostra missione di supporto alla radio nel novembrte el 2008!). Anche i telefoni cellulari dei redattori sono stati sequestrati e attualmente non si riesce ad avere nessuna notizia sulla loro incolumità.

Le reazioni della società civile internazionale sono nette. In particolare quelle dell’AMARC, Associazione Mondiale delle radio comunitarie, che ha espresso sdegno e ha chiesto l’interruzione di tutti i rapporti commerciali tra UE e Tunisia fino a quando non sarà ristabilito il rispetto dei diritti umani di base. La piattaforma dell‘IFEX Tunisia Monitoring Group (che raccoglie 19 organizzazioni internazionali), chiede inoltre una investigazione sui fatti accaduti e il rispetto delle convenzioini internazionali che la stessa Tunisia ha ratificato.

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6 Comments

  1. lorenzo said:

    sono incridibili le ingiustizie che l’informazione in Tunisia, e con lei i suoi cittadini ed i colleghi giornalisti, devono subire per opera di un governo al limite del dittatoriale.
    Anni fa, da Radio Kalima (allora trasmissione di AMISnet) lanciammo un appello per liberare gli internauti di Zarzis (ragazzi condanniti a diversi anni di carcere per aver scaricato documenti “segreti” da internet). La petizione allora ebbe un gran consenso e fu firmata, proprio a Tunisi, anche dal premio Nobel per la pace Shrin Ebadi. Da allora, oltre la liberazione di quei ragazzi, poco e nulla è cambiato per la libertà d’informazione in Tunisia, paese di cui l’italia è il secondo partner commerciale.
    Alziamo la voce e non dimentichiamoci che dalla sponda sud del Mediterraneo si scappa anche per difendere la propria vita da governi autoritari.
    W Radio Kalima, W Omar

  2. In ternational Press Institute said:

    “They Cannot Control the Sky,” Defiant Kalima Editor-in-Chief Sihem Bensadrine tells IPI

    The IFEX Tunisia Monitoring Group (IFEX-TMG), of which IPI is a member, on 29 January deplored the aggressive interference by police with the Tunis-based offices of Radio Kalima, an independent media outlet in Tunisia that runs an online news site and web-based radio station. Editor-in-Chief Sihem Bensadrine, who is also the founder of the Conseil National Pour Les Libertés En Tunisie (CNLT) and a prize-winning human rights advocate, today spoke to IPI’s Naomi Hunt about the incident and latest developments.

    Radio Kalima began satellite broadcasts early this week, in addition to their previously web-only radio, Bensadrine informed IPI. She is convinced that this prompted the police assault.

    “For us, [this] is obviously a way to silence this radio. I say, it’s a fight against the future and the future is not with them. They can control all things on the land. They cannot control the sky, and for this reason they are reacting like this. We will continue broadcasting on satellite even after what happened today, and Radio Kalima will never be silenced,” Bensadrine said.

    According to Bensadrine, there have been several troubling developments since the IFEX-TMG statement was published yesterday. She says that police, accompanied by the deputy prosecutor of Tunisia, raided Kalima’s studios and confiscated equipment, including computers, recording equipment, cell phones and even cell phone chargers. Police have also reportedly sealed the building and changed the locks.

    Bensadrine also told IPI that journalist Hatam Boukesra went missing sometime during the raid. Radio Kalima’s staff was forced to wait outside the offices but, Bensadrine says, did not notice Boukesra leave or be taken from the building. Police have also allegedly surrounded the homes of two female Kalima reporters, threatening and insulting them.

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  5. PIERE said:

    VOI PENSATE KE IN TUNISIA C’E UNA DEMOCRAZIA!! Cos’è una Democrazia !!! UNO KE GOVERNA IL PAESE DAL 1987,HA VINTO L’ELEZIONE 99,99 %???? DOVE E L’EUROPA X DIRITTI UMANI OPPURE SOLO X ACCORDO COMMERCIALE E INFINE CHIUDE L’OCCHIO!!!

  6. VALERIA said:

    La vendetta di Ben Ali è cominciata
    Jacopo Granci
    [16 Novembre 2009]
    A meno di un mese dalla vittoria nella quinta elezione farsa della sua carriera, il dittatore tunisino Zine El Abidine Ben Ali ha iniziato a stringere la morsa attorno alle poche voci che osano sfidare il suo potere. I governi occidentali fanno finta di non vedere.

    Non ha perso tempo. Al Palazzo di Cartagine c’è ancora aria di celebrazione. Rumori di danze e squilli di trombe a salutare la quinta incoronazione. I festeggiamenti non sono finiti, ma il dittatore democratico è già preoccupato di far tacere chi ha cercato di disturbare il suo trionfo. Mentre i capi di Stato esteri, in primis quelli occidentali, si sono profusi in felicitazioni e ossequi per il successo elettorale, il Presidente-Generale ha già iniziato la sua campagna di «rieducazione».
    Il 29 ottobre Taoufiq Ben Brik è finito in carcere con l’accusa di aggressione e tentato abuso sessuale. Giornalista e scrittore di fama, Ben Brik è una delle poche voci che ancora hanno la forza e il coraggio di denunciare i crimini e le violazioni commesse dal regime tunisino. Gli articoli pubblicati durante la recente campagna elettorale su Le Nouvel Observateur, Le Monde Diplomatique e Mediapart, non hanno risparmiato né critiche né accuse à sa majesté. Una settimana prima dell’arresto era stato tamponato, aggredito e insultato da una donna, che ha cercato con insistenza di provocarlo. La stessa donna che ha poi presentato la denuncia. Fiutata la trappola, il giornalista era ripartito velocemente, prima dell’arrivo della polizia. Ma non è servito. Dei testimoni invisibili hanno deposto contro di lui.
    Una messa in scena. Un inganno costruito a tavolino dalle autorità, esasperate dalla risonanza internazionale dei suoi articoli, dalla sua indipendenza e dalla tenacia con cui porta avanti la battaglia. Non è la prima volta che il regime ricorre, senza il minimo pudore, a macchinazioni pur di incriminare i suoi oppositori. Gli scandali montati negli anni passati contro Hamma Hammami, segretario del Partito comunista dei lavoratori, Moncef Marzouki, candidato alle presidenziali del ’94, e Nabil Jumbert, responsabile dell’Afp a Tunisi, lo confermano.
    Il processo inizierà il 19 novembre. Taoufiq Ben Brik rischia cinque anni. Intanto resta in carcere, dove ha festeggiato da poco il suo 49esimo compleanno. Solo. Lontano dalla famiglia, a cui sono vietate le visite, e in uno stato di salute pessimo. Il giornalista è gravemente malato. E’ affetto dalla sindrome di Cushing, una patologia cronica che lo priva delle naturali difese immunitarie. Secondo la moglie, se dovesse rimanere in prigione, sprovvisto di cure e senza un’igiene adeguata, potrebbe morire. Una vera liberazione per Ben Ali. Una vittoria sporca. L’ennesima.
    Il direttore di Le Nouvel Observateur ha lanciato una campagna a sostegno del collaboratore tunisino e ha inviato una richiesta di scarcerazione al Presidente. La risposta è da manuale dell’umiliazione: «La giustizia in questo Paese è indipendente e fino al pronunciamento del tribunale nemmeno una domanda di grazia può essere presa in considerazione».
    La giustizia tunisina, ben lontana dall’essere indipendente, sta trattando la vicenda come un normale caso di diritto comune. Ma le implicazioni politiche sono fin troppo evidenti. Se si trattasse di un banale crimine, perché il giornalista non beneficia, date le sue condizioni di salute, del rilascio fino al momento del processo [come è norma in questi casi]? No, il diritto comune non c’entra, e lo sa bene Ben Brik. L’articolo pubblicato sul blog del settimanale francese, appena ricevuta la convocazione delle autorità giudiziarie, è eloquente: «Sabato 24 ottobre Ben Ali ha minacciato in modo chiaro tutti i suoi oppositori, soprattutto quelli che danno una immagine negativa del Paese all’estero. Il mio lavoro per i media stranieri lo ha innervosito e per questo vuole la mia testa. Ma io non mi consegno. Se finisco nelle sue mani non ne uscirò più. Non lo aiuterò a prendermi vivo».
    Taoufiq Ben Brik non è l’unico oppositore ad essere coinvolto nella nuova ondata repressiva orchestrata dal regime. Il regolamento di conti sta mietendo altre vittime. Il 3 novembre la blogger Fatima Rihai viene condotta in carcere. Gli appelli alla libertà di espressione che ha diffuso via Internet le sono valsi un’accusa di diffamazione. Dopo il sequestro del materiale informatico, il suo blog e la sua mail sono stati bloccati. Dal 7 novembre il giornalista Slim Boukhdhir, già aggredito e ferito durante la campagna elettorale, vive segregato nella sua abitazione. Giorno e notte agenti in borghese stazionano di fronte all’ingresso, impedendo l’accesso a conoscenti e amici. Con lui ci sono anche la moglie e la figlia, private dei rifornimenti alimentari e dei medicinali.
    Reporters senza frontiere non esita a definire mafioso il comportamento delle autorità tunisine e domanda un segnale di condanna forte da parte della comunità internazionale. Una comunità internazionale che con ogni probabilità continuerà a voltare lo sguardo, come è solita fare da ventidue anni. Una comunità internazionale che difenderà ancora una volta i propri interessi a colpi di omertà. Una comunità internazionale che, se Ben Brik non dovesse reggere al carcere, si renderà complice di un omicidio premeditato.

    Tags assegnati a questo articolo: Tunisia

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