Gaza: le voci dell’altra Israele.

Nei giorni dell’ attacco israeliano sulla Striscia di Gaza la protesta contro il governo Olmert non ha percorso solo le strade delle capitali arabe ed europee: a Tel Aviv, a Jaffa e in tutte le città con un grande numero di arabi israeliani sono scese in piazza le associazioni pacifiste israeliane. Ecco le loro voci in tre interviste realizzate per la puntata di Scirocco di questa settimana.I sondaggi non lasciano spazio a dubbi: la schiacciante maggioranza della società israeliana era a favore dell’intervento militare a Gaza ed era convinta che l’attacco fosse neccessario per la difesa degli abitanti del sud del paese. Tuttavia esiste anche un’altra Israele, spesso disprezzata dal resto della popolazione, che non si ferma alle notizie della stampa ufficiale, l’Israele di chi cerca di capire il punto di vista della controparte palestinese e di creare le condizioni per la pace dal basso.

In Israele ci sono organizzazioni per la difesa dei diritti umani, per il sostegno all’obiezione di coscienza e per la pace ed il dialogo che lavorano ogni giorno cercando di adottare un approccio non partigiano volto alla riconciliazione ed alla convivenza con i vicini palestinesi. Spesso sono accusati di essere traditori, minacciati e talvonta anche aggrediti dagli integralisti ebraici che popolano le colonie israeliane illegali in territorio palestinese. Il più grave episodio recente è stato l’attentato esplosivo che ha ferito lo storico ed attivista di Peace Now Zeev Sternhell sulla porta della sua abitazione. I soldati che rifiutano il servizio militare nei territori occupati o durante le azioni di guerra, i cosidetti Refusnik, pagano con il carcere la loro obiezione di coscienza, eppure il loro numero è in crescita nonostante la difficoltà della loro scelta.

Gli interlocutori che abbiamo sentito:

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