Radio Polifemo 07: Pellicce, boicotta e la moda si fa etica

Oltre 50 milioni di animali vengono uccisi ogni anno nel mondo per produrre capi in pelliccia. Solo in Italia sono 200.000 animali, provenienti da 20 allevamenti di visoni e cincillà sparsi sul territorio nazionale. Secondo quanto detta la moda attuale, il pelo non serve a confezionare cappotti, ma viene usato per bordi, colli e guarnizioni di giacche dal taglio moderno. Difficile conoscerne la provenienza: dall’ingresso nel mercato della Cina, infatti, si sono diffusi anche capi in pelo di cane e gatto, vietati in Europa e negli Stati Uniti, ma ugualmente esportati illegalmente in tutto il mondo. Ad ottenere il divieto all’importazione di prodotti derivanti dall’uccisione di animali domestici ha contribuito una incisiva campagna della Lega antivivisezione che ha distribuito un video sugli allevamenti cinesi, ancora visibile sul sito www.nonlosapevo.com.

Che si tratti di cani o visoni, Cina o Europa, sulle modalità di allevamento e scuoiamento, comunque, poco cambia. Gli animali vengono tenuti all’addiaccio, così da infoltirne il pelo, chiusi in gabbie strettissime nelle quali trascorrono l’intera esistenza. La morte avviene per soffocamento nelle camere a gas, o per scuoiamento attraverso la micidiale pratica dell’elettrocuzione.

Il movimento di liberazione animale che si occupa di pellicce è molto imponente, sia in Italia che in Europa. E sta ottenendo grossi risultati. In Inghilterra gli allevamenti di animali da pelliccia  sono vietati dal 2003. Nel nostro Paese il loro numero è sceso da 125 a 20 in 15 anni, per il crollo degli acquisti di pelo di provenienza italiana (anche per la concorrenza dall’estero) e per il colpo inferto da numerosissime liberazioni di animali avvenute negli allevamenti di visoni, bersaglio privilegiato di animalisti radicali. Anziché con azioni illegali, come le liberazioni di animali, o campagne di divulgazione,  negli ultimi anni però l’azione contro le pellicce è stata organizzata secondo una vera e propria strategia che punta a colpire gli interessi economici della distribuzione: già Coin, Oviesse, la Rinascente, oltre al marchio internazionale Diesel, hanno firmato l’impegno a non vendere più pellicce in seguito a campagne mirate e martellanti. Per tutte le informazioni www.campagnaaip.net

OSPITE: Antonio Favara, attivista di Romantispecismo

IN REDAZIONE: Leonora Pigliucci, Khaldoun

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