Passpartù 12: Afghanistan – Italia: ultima fermata

Un giovane afgano che oggi vive a Roma, racconta il suo viaggio per arrivare in Italia. Iran e Turchia a piedi e poi l’Adriatico in nave nascosto sotto un tir. Un itinerario comune a tutti i migranti afgani che si spostano in Occidente. In questa puntata di Passpartù, la prima del 2009, parleremo dell’ultima tappa di questo lungo viaggio: l’arrivo nei porti italiani e l’accoglienza nel nostro paese.
La rubrica sugli uomini delle tende a cura d Elise Melot che questa settimana viaggerà in Medio Oriente.

Ospiti della puntata: Alessandra Sciurba, Porfirio Grazioli
In redazione: Elise Melot, Kaldoun, Francesco Diasio

Il programma è a cura di Marzia Coronati

Afghanistan, Iran, Turchia a piedi e con gli autobus e poi Grecia, per arrivare in Italia aggrappati sotto i tir caricati dalle navi. I bastimenti arrivano a Bari, Ancona, Venezia: approdi di centinaia di giovani afgani che ogni anno sbarcano nel nostro paese. Un viaggio duro e pericoloso: è solo di poche settimane fa la tragica notizia della morte di Zaher, il tredicenne afgano morto a Mestre mentre provava la fuga sotto un camion. Zaher è morto dopo un viaggio lunghissimo, quando cel’aveva fatta.

Il 20 dicembre a Venezia è stato organizzato un presidio davanti al porto, a cui hanno partecipato anche molti ragazzi della comunità afgana della città. La manifestazione è avvenuta pochi giorni dopo la morte di Zaher. L’azione non è stata dettata solo dal desiderio di ricordare Zaher, ma anche dalla necessità di esprimere indignazione e rabbia per quello che avviene quotidianamente nel porto di Venezia. Tutte le navi cariche di migranti che arrivano provengono dalla Grecia, paese in cui i rifugiati passano senza mai fermarsi.

In Grecia il diritto di asilo non è assolutamente rispettato. Le percosse della polizia, le violenze, sono all’ordine del giorno.
Secondo la convenzione di Dublino il primo paese di accoglienza dovrebbe essere quello in cui il rifugiato riceverà asilo, una regola che non viene rispettata e che inoltre non giustifica i respingimenti attuati a Venezia verso la Grecia: respingimenti collettivi e informali, attuati in maniera del tutto illegale.

Venezia è stata negli ultimi decenni alla’avanguardia per quanto riguarda l’accoglienza dei richiedenti asilo, e si è dotata negli anni di una rete di servizi molto efficiente. Recentemente però un milione di euro è stato sottratto ai servizi sociali del comune rivolti ai migranti e ai richiedenti asilo e oggi si rischia che i minorenni, quando supereranno il diciottesimo anno di età, saranno messi fuori dai centri.

Oggi sono numerosi i centri italiani che si occupano di accoglienza che si trovano a dover fare fronte al taglio dei fondi che priverebbe dei servizi soprattutto quei giovani oltre i diciotto anni. Il governo attuale ha stanziato 40 milioni di euro per i centri di permanenza temporanea, oggi centri di identificazione ed espulsione, ma continua a tagliare sui servizi sociali di accoglienza, sui centri di formazione professionale e di educazione.

Porfirio Grazioli è il presidente della “Città dei ragazzi”, la comunità di Roma a via della Pisana che oggi accoglie circa 80 giovani, i cosiddetti “minori non accompagnati”. Ci siamo fatti spiegare da lui stesso chi sono gli abitanti della “Città dei ragazzi”. All’interno della “Città dei ragazzi” vige la regola dell’autogoverno. I ragazzi cioè sono aiutati a attivare le proprie risorse e doti, che poi dovranno essere messe in gioco in attività concrete. Insomma un centro in cui non si fa solo accoglienza, ma si affianca il giovane in un percorso volto all’autonomia e indipendenza.

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