Gaza: sono iniziate le tre ore di “cessate il fuoco umanitario”

Alle 12, ora italiana, è iniziato il primo cessate il fuoco umanitario di 3 ore che da oggi in poi ci sarà ogni giorno, secondo gli impegni presi dalle due parti con la mediazione del presidente egiziano Hosni Mubarak. La popolazione di Gaza, stremata da 12 giorni di guerra aperta e 2 anni di assedio, finalmente potrà uscire di casa per fare rifornimenti e per spostare i morti e feriti che non hanno potuto raggiungere gli ospedali in questi giorni, accrescendo i numeri di vittime e feriti. I palestinesi potranno però spostarsi solo all’interno delle tre aree in cui l’esercito israeliano ha diviso la Striscia. Iniziano ad entrare, pur tra mille controlli, i convogli delle organizzazioni umanitarie.

In tutta la Striscia di Gaza si susseguono manifestazioni e l’esercito di Tel Aviv si stà adoprando per disperderle con lacrimogeni ed azioni antisommossa. Tra i tanti cortei, da segnalare quello dei giornalisti di Gaza che manifestano per la libertà di stampa, dato che Israele ha proibito ai giornalisti stranieri di documentae la guerra, nei giorni scorsi è stata bombardata la sede della televisione filo-Hamas “Al Aqsa e i giornalisti sarebbero tra gli obiettivi dell’attacco come testimonia la morte di un giornalista palestinese e l’arresto dell’inviato della tv Iraniana in lingua araba “Al Alam”.

Sono centinaia nel mondo le mobilitazioni in solidarietà con la popolazione di Gaza. Le televisioni arabe mostrano folle oceaniche sfilare contro l’attacco israeliano nelle piazze in Medioriente, Nord Africa, America Latina ed Europa. Nella giornata di ieri 6 Gennaio ad Ankara si è svolta tra le proteste la partita di basket tra Israele e Turchia, la folla ha bruciato bandiere ed ha definito assassini i giocatori Israeliani. Sul web le mailing list sono un tumulto di appelli, articoli, dibattiti mentre blog e siti di video streaming mostrano la guerra in diretta. I siti di social network sono invasi di gruppi e sottoscrizioni a favore di Gaza. la strategia israeliana che tiene fuori dalla Striscia i giornalisti stranieri potrebbe trasformarsi in un boomerang, dato che grazie ad internet la popolazione di Gaza stà raccontando in prima persona la guerra con un punto di vista non mediato e quindi ancora più ostile a Tel Av iv di quanto potrebbero essere i media tradizionali.

Arrivano messaggi persino dal comandante Marcos, leader degli zapatisti, che ha inviato una lettera in cui afferma che “il mondo stà assistendo senza intervenire al massacro di una popolazione da parte di un esercito professionista”.

In Italia la giornata di mobilitazione più intensa è stata il 3 gennaio, con ben 5 manifestazioni in tutta la penisola, mentre da ONG, associazioni, gruppi di intellettuali, artisti ed attivisti stanno inviando appelli e promuovendo raccolte di firme, fondi e dibattiti. Nel nostro paese la protesta si è diretta anche contro la copertura mediatica del conflitto da parte dei media, ed in particolare della RAI, accusata di essere parziale e faziosa. Da registrare una novità nelle piazze italiane: la presenza importante delle comunità arabe e dei movimenti islamici di base alle mobilitazioni.

Sul fronte diplomatico, la Mauritania e il Venezuela hanno espulso gli ambasciatori Israeliani per protesta contro quella che definiscono come una aggressione contro la popolazione palestinese e un crimine di guerra. Le Nazioni Unite hanno invece rimandato la discussione sul piano arabo per un cessate il fuoco e i due tentativi di mediazione europea, quello della Francia e quello della presidenza di turno Polacca, si sono scontrati con i no del ministro degli esteri israeliana Tvi Lipni.
Ora l’Europa guarda anche alla Siria come paese che potrebbe usare la sua influenza su Hamas, dato che il leader carismatico del moviemto Khaled MIshaal agisce da Damasco. Dal canto suo la Siria, insieme alla Turchia, è tornata a condannare l’attacco israeliano che dimostrerebbe che Israele non ha una vera volontà di pace. Damasco poi detta le condizioni per la ripresa dei colloqui indiretti con Tel Aviv mediati da Ankara che tanto avevano fatto sperare negli ultimi mesi: per ricominciare i colloqui la Siria chiede la fine dell’attacco, la rimozione totale dell’assedio a Gaza e rassicurazioni che un eventuale accordo con Israele non sia fatto sulla pelle dei palestinesi.
Il presidente uscente statunitense Bush continua a sostenere la politica israeliana, raccomandando solo attenzione a non fare troppe vittime civili e il presidente eletto Obama esprime “profonda preoccupazione” per quel che stà avvenendo ma continua a non esprimersi aspettando il momento del giuramento e dell’effettiva entrata in carica.

Nella giornata dell’epifania, la più sanguinosa dall’inizio dell’attacco, l’unico risultato degno di nota è proprio il cessate il fuoco umanitario di tre ore al giorno raggiunto con la mediazione egiziana e che Israele ha accettato forse anche sotto la pressione internazionale dovuta all’attacco contro la scuola dell’ UNRWA (agenzia ONU per i rifugiati palestinesi) in cui sono morte 43 persone tra cui alcuni guerriglieri secondo Tel Aviv, secondo le Nazioni Unite tutte civili.

Related posts

Top