Passpartù 11: la Somalia dimenticata

In Italia non esiste nè un consolato nè un ambasciata somala, e le ex sedi diplomatiche sono antichi edifici nel centro di Roma abbandonati e lasciati a sè stessi. Le relazioni tra i due paesi, dopo un sodalizio lungo oltre cento anni, oggi sono praticamente pari a zero, eppure genti somale e italiane continuano a intrecciarsi.

Ospiti della puntata: Osman Lul Mohamed, Adeso; Gianni Mari, Ancis; Basa Charito, Filipino Women’s Council

In redazione: Elise Melot, Marzia Coronati

in questa undicesima puntata di Passpartù parleremo di Somalia: dei somali che sono in Italia, e degli italiani che erano appena nati in Somalia quando la nazione africana era ancora una colonia italiana e che oggi si trovano a vivere qui. In chiusura Nomadi, la rubrica a cura di Elise Melot, torna a parlarci del popolo nomade pescatore delle Filippine.

Dopo oltre cento anni in cui le relazioni tra i due paesi si sono intrecciate fittamente, oggi di quel sodalizio rimane ben poco, aldilà di un recente provvedimento per combattere il fenomeno della pirateria marittima con cui l’Italia si impegna a costituire una sede internazionale per poter stabilire ed applicare le sanzioni nei confronti dei pirati che vengano catturati.

Oggi sul nostro territorio sono presenti circa ventimila somali, e sono circa 650 le persone italo-somale frutto dell’ex-colonia italiana. Dei ventimila migranti di origine somala, in fuga da una guerra civile che strazia il Paese da quasi quaranta anni, la maggior parte sono donne, per lo più impiegate in lavori di assistenza o collaborazione domestica. Come ci ha raccontato, Osman Lul Mohamed, presidente dell’Adeso, associazione donne somale con sede a Roma, che si occupa, tra l’atro, di aiutare i somali in arrivo a mettersi in regola con diversi aspetti burocratici, dal codice fiscale al permesso di soggiorno, fare insomma anche quel lavoro che dovrebbe essere fatto dagli organi diplomatici.

Oltre i ventimila somali che vivono nel nostro Paese, esiste una piccola comunità italo-somala: 650 persone che hanno uno dei due genitori di origine somala. La comunità italo-somala è arrivata nello stivale al termine del mandato Onu affidato all’ Italia, verso la fine degli anni 60, quando in Somalia si era creato un clima ostile agli italiani. In quel periodo il Vicariato organizzò il loro esodo. Viaggiando con un lasciapassare, queste persone erano apolidi in partenza, e solo dopo avere intentato causa alla Stato molti di loro hanno ottenuto la cittadinanza.

L’Ancis ha piu volta fatto richiesta affinchè il governo accendesse i riflettori su quella che, secondo l’associazione, fu una vera e propria applicazione delle leggi razziali. “Voglio ricordare a tutti l’affermazione fatta da Fini, ci ha detto in un fuori-onda Gianni Mori:<<Un’infamia le leggi razziali>> ha detto il presidente della camera <<E la Chiesa, come l’Italia, si adeguò>>. Il razzismo è un vizio italiano iniziato dal fascismo e proseguito anche in Repubblica”.

In piena Repubblica italiana dal 1950 al 1960 sono state praticate in maniera sistematica le leggi razziali per lo più sotto mandato internazionale affidato all’Italia dalle Nazioni Unite, il mandato Afis. “E’ incredibile voler insistere nel dare tutte le colpe al passato fascista” racconta gianni Mori “perchè anche la Repubblica si è macchiata dello stesso orrore”.

Passpartù finisce qui, noi ci diamo appuntamento all’anno prossimo, ricordiamo infatti che la nostra redazione andrà in vacanza. Ci risentiamo il 9 gennaio. Buone vacanze!

One Comment;

  1. Giuseppe Di Clemente said:

    Come mai non si é mai intervenuti a fermare le migliaia tonnellate di immondizie tossici e mortali radioattivi buttati in tutto il mare e per di più gli con elicotteri fino a centinaia di kilometri all’interno del territorio somala proveniente dal mondo indistriale occidentali e specialmente dall’Italia. Ed oggi tutti (gli occidentali) insieme disposti a difendere le loro navi dai ‘pirati’ somali ???

    Non vi chiedo di correggere il mio italiano ma voi… italiani di correggere la vostra coscienza e la piaga che avete lasciato nella mia casa nativa.

    Giuseppe Di Clemente

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