Protesta di Gafsa: iniziano i processi

La rivolta nel bacino di Gafsa, Tunisia, continua, nonostante le violente repressioni delle le autorità locali e il silenzio dei media. Il 4 dicembre sono inziati i processi a 38 sindacalisti che hanno preso parte agli scioperi, mentre la polizia continua a bloccare i giornalisti che tentano di avvicinarsi per documentare l’insurrezione popolare.


Da otto mesi nel bacino minerario di Gafsa studenti, operai, famiglie manifestano contro il modello economico tunisino. Grazie al minerale estratto da questo bacino, la Tunisia è il quarto produttore al mondo di fosfato, eppure la regione è rimasta una delle più povere del paese. Non solo, un piano di ristrutturazione ha ridotto del 75% gli effettivi della Compagnia di fosfati di Gafsa CPG: da undicimila impiegati a cinquemila. Oggi la disoccupazione colpisce il 40% dei giovani, veri protagonisti della rivolta.

Il Governo ha risposto costruendo un muro di silenzio; gli organi di informazione ufficiali tacciono. Intanto le forze di polizia hanno l’ordine di accerchiare, tormentare, arrestare i contestatari. E, soprattutto, di tenere lontano i giornalisti troppo curiosi. “Le autorità tunisine – ha spiegato il giornalista Rachid Khechana – non vogliono che lo scandalo esca dai confini nazionali. Poiché se le informazioni vengono diffuse all’estero, la situazione non potrà più essere controllata”. Eppure una squadra della Televisione pirata Al Hiwar Attounisi (Il Dialogo tunisino) è riuscita a filmare le immagini delle rivolta e a farle circolare. Sono infatti state diffuse via satellite sulla rete italiana Arcoiris e sull’emittente francese France 3. Da allora i giornalisti della rete televisiva tunisina sono vittime di angherie e pestaggi ripetuti.

Medlink, iniziativa di incontro delle società civili del Mediterraneo per la pace, lancia l’allarme:”Temiamo che il processo che si svolgerà dia adito ad accuse pretestuose, e chiediamo con forza il riconoscimento della legittimità di questa mobilitazione, che si è svolta con modalità pacifiche”.
“Protestiamo contro gli arresti dei leader sindacali, giornalisti e di chiunque abbia capacità organizzative e comunicative, operata al solo fine di decapitare la rivolta di Gafsa, esprimiamo indignazione per i casi di tortura e le parodie di processi, oltre ai tre morti già censiti, vittime della repressione poliziesca. Chiediamo la liberazione immediata dei prigionieri e protestiamo contro la criminalizzazione della solidarietà con questo movimento espressa da ONG e società civile, in vari paesi, nel rispetto delle leggi rispettive” continua Medlink, e conclude “esprimiamo solidarietà a Adnane Hajji, portavoce del movimento di Gafsa e segretario generale del sindacato dei insegnanti di scuola elementare della città di Redeyef, e alle altre 37 persone coinvolte nel processo che inizierà domani. Con una popolazione che chiede migliori politiche del lavoro, servizi pubblici e lotta alla corruzione è doveroso che il Governo tunisino apra al più presto una trattativa”.

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