Passpartù 07: le militanti della memoria
A cura di Marzia Coronati • 21 Novembre 2008
Vera Vigevani è stata vittima di due dittature: figlia di ebrei italiani, costretti a emigrare in Argentina durante la guerra, Vera assisterà, quaranta anni dopo, alla scomparsa di sua figlia, una delle tante desaparecidas italiane vittime della dittatura argentina. Vera e il giornalista Italo Moretti racconteranno come si comportò l’Italia a seguito del golpe del ‘76.
in redazione: Elise Melot, Khaldoun, Marzia Coronati
con l’intervento di: Vera Vigevani, Italo Moretti, Damiano Zigrino, Giancarlo Ventura
Al contrario di quanto accadde dopo il golpe in Cile, il golpe argentino del 1976 non suscitò nessuna reazione di solidarietà internazionale concreta, come spiega il giornalista Italo Moretti. “L’Italia non denunciò le aberranti violenze scaturite dalla dittatura per interessi economici e politici” spiega Moretti.
Gli italiani furono vittime e carnefici del golpe di stato argentino: molti desaparecidos erano oriundi italiani, ma c’erano anche italiani tra le fila dei militari. Tra gli aspetti più truci di questa tragedia, i bambini sottratti alle madri e venduti o regalati ai militari. Spessissimo questi bambini erano distribuiti all’interno del luogo in cui la mamma era stata condannata a morte. Erano gli stessi carnefici dunque a ricevere come “bottino di guerra” questi neonati, che poi, con la complicità di medici militari e impiegati dello Stato, venivano passati come propri figli. Così accadeva che una persona si trovava ad avere come padre colui che gli aveva ucciso i veri genitori. Furono molte le ragazze lasciate in vita fino al momento del parto con l’unico scopo di sottrarre loro i figli, e subito dopo mandate al massacro. La maggior parte di queste donne è stata costratta dai militari a partorire nella scuola navale meccanica di Buenos Aires, oggi finalmente elevata a museo della memoria. Alcune di queste prigioniere, tra cui molte italiane, sono sopravvissute, e grazie alle loro testimonianze oggi si sono potute ricostruire numerose vicende.
Dopo molte versioni, nessuna confermata, Vera è venuta a conoscenza della verità da una donna deportata con sua figlia. “Le sarò grata tutta la vita perchè noi abbiamo bisogno della verità” dice Vera. La donna le raccontò che sua figlia durò meno di un mese nel campo, poi perse la vita con un “volo della morte”, lanciata viva in mare da uno degli aerei militari argentini.
C’è anche qualche caso, anche se raro, di bambini adottatti da coppie per bene. Come la storia di Claudio, che sembra quasi la trama di un film. Il padre di Claudio, che è nato nel 1976, fu ucciso dalla dittatura quando la madre era in cinta di cinque mesi. La donna scappa, si rifugia a casa di amici, dove partorisce il bambino; un giorno la casa viene assalita dai militari. Muoiono tutti, tranne Claudio, di soli otto mesi. Una coppia si rivolge ai militari artefici dell’assalto per adottare il bambino. Le autorità dicono ai genitori adottivi che la mamma era morta in un incidente stradale e che del padre non si sapeva nulla, e questa fu la versione che i nuovi genitori raccontano, in buona fede, al bambino. Ma quando Claudio diventa ragazzo comincia a dubitare della veridicità della storia sul suo passato, e inizia a ricercare la verità. Era l’anno 1995 quando Claudio, grazie alle ricerche che nel frattempo erano state attivate dalle Abuelas de Plaza de Mayo, riesce a riprendere i contatti con il suo vero fratello, che scopre essere il bassista della sua band rock preferita. Oggi Claudio conosce la sua famiglia di sangue, ma è rimasto in ottimi rapporti con la famiglia adottiva
Grazie alle ricerche delle Abuelas de Plaza de Mayo, di cui è presidente Estella Carlotto, fino ad oggi sono stati restituite alle loro vere famiglie ben 85 persone. Anche Estella ha avuto uno delle sue figle sequestrate e uccise, ha anche saputo che la figlia prima di morire ha partorito un bambino, che oggi sta ancora cercando. La lotta che da 31 anni portano avanti le Avuelas è stata sostenuta dal governo argentino degli ultimi 25 anni: un governo democratico, il più lungo della storia argentina.
Madres e Abuelas de Plaza de Mayo continuano a cercare e a raccontare quello che è successo in quegli anni, perchè la memoria, anche se non è garanzia, è speranza.
Nella seconda parte del programma presentiamo uno spettacolo patrocinato dal Museo dell’Emigrazione di Gualdo Tadino. Una produzione italo-argentina dal titolo A forma di formica, che vede in scena Damiano Augusto Zigrino e Valeria Marri. La piece ha debuttato in vari festival e rassegne italiane, e un mese fa è sbarcato sulle coste argentine.
In chiusura, la rubrica “Nomadi” ci porta tra le steppe della Mongolia.
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