Fuori i “clandestini” dal notiziario

Niente più “clandestini” nei comunicati di DiReS: notiziario quotidiano nato dalla collaborazione tra l’agenzia Dire e l’agenzia Redattore Sociale. “L’uso di un linguaggio corretto  è sempre importante per un’agenzia di stampa, ma lo è ancora di più quando si trattano fenomeni, come l’immigrazione, su cui è facile alimentare paura, xenofobia e razzismo: ogni giornalista in questo dovrebbe fare la propria parte”.ha dichiarato Giuseppe Pace il direttore di Dire, aggiungendo che “eliminare questa parola dal nostro notiziario ci sembra una scelta doverosa e di rispetto della dignità delle persone straniere. Sia di coloro che, pur vivendo in Italia da tempo, per qualche motivo non sono in regola con il permesso di soggiorno, sia soprattutto di tutti quelli che, provenienti da storie di estrema povertà, hanno affrontato viaggi drammatici per arrivare nel nostro paese”.

Questa iniziativa risponde all’appello lanciato il 29 luglio scorso dal gruppo “Giornalisti contro il razzismo“, e vuole sensibilizzare l’opinione pubblica e i media ad un uso corretto del linguaggio, un appello cui ha aderito anche la nostra agenzia.

Dal 10 novembre i lanci di DiReS non conterranno più la parola “clandestino” riferita a persone migranti. Ci saranno delle eccezioni, come le eventuali dichiarazioni contenute in comunicati stampa e riportate tra virgolette. Anche nella trascrizione delle interviste e delle dichiarazioni raccolte la parola “clandestino” è evitata, a meno che essa non sia ritenuta opportuna per chiarire il pensiero dell’intervistato o per riprodurre in maniera fedele il linguaggio dello stesso. Il problema è che la parola “clandestino” è piena di significati aggiuntivi, come ricorda Stefano Trasatti, direttore di Redattore Sociale: “oltre a essere impropria, la parola “clandestino” ha sempre più assunto nell’immaginario collettivo un’accezione offensiva e spesso criminalizzante, che rischia di estendersi a tutta la popolazione immigrata”

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