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Immigrati irregolari: a rischio il diritto alla salute

A cura di Marzia Coronati • 28 Ottobre 2008

E’ giunto in Senato la scorsa settimana l’emandamento che sta facendo tremare le associazioni italiane di immigrati. La norma, proposta dalla Lega e presentata alla Commissione congiunta Affari Costituzionali e Giustizia, punta ad eliminare il principio di “non segnalazione all’autorità” a cui si devono attenere i medici.
Clicca qui per ascoltare l’intervista a A.Virgilio, Msf


L’emandamento al Disegno di Legge 733 sull’immigrazione prevede cioè la soppressione del comma 5, che sancisce il divieto di segnalazione degli immigrati irregolari presso le strutture sanitarie pubbliche. “Un provvedimento che mina l’impianto normativo della legge Turco Napolitano e della Bossi Fini” dichiara Antonio Virgilio, capo-missione dei progetti italiani di Medici Senza Frontiere, “leggi che garantiscono l’accesso alla salute per gli immigrati presenti sul territorio, anche quelli irregolari”.

Secondo le associazioni che lavorano con gli immigrati il provvedimento, se passerà, non solo metterà in discussione il diritto fondamentale alla salute, ledendo l’articolo 32 della Costituzione, ma potra’ anche produrre percorsi ed organizzazioni sanitarie parallele al di fuori del sistema di controllo, comportando un aumento di aborti clandestini, gravidanze non tutelate, minori non assistiti, etc…

Fino ad oggi il Servizio Sanitario Nazionale italiano ha sempre garantito l’assistenza alla cura agli immigrati senza permesso di soggiorno, che potevano accedere ad ambulatori appositi presenti sul territorio. In queste strutture, chiamate ambulatori STP (Stranieri Temporaneamente Presenti), viene assegnata ai pazienti una tessera sanitaria, anonima (se richiesto) e dalla validità di sei mesi: un documento che può essere rinnovato e che è valido su tutto il territorio.

Medici Senza Frontiere, che lavora ed è presente in trentacinque ambulatori STP, accende l’allarme: “L’emandamento proposto potrebbe tradursi nell’emarginazione, dal punto di vista sanitario, di una parte della popolazione tra le più vulnerabili. Faremo di tutto affinchè gli STP non scompaiano”.

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One Response »

  1. [...] Periodicamente, la presenza degli stranieri viene associata a nuove paure. Una di queste è che portino malattie, tra cui alcune ormai debellate. Si veda, l’allarme TBC. Ciò nonostante il fatto che otto stranieri su dieci si ammalino in Italia, in conseguenza delle loro condizioni materiali di vita. Mio padre, immigrato dalla Calabria a Torino, negli anni ‘60 si è ammalò di tubercolosi, ma si ammalò a Torino, non portò il virus dalla Calabria. Che il 50% dei nuovi casi di TBC sia riscontrato sugli immigrati, non dipende necessariamente dal fatto che se la sono portata dietro, dipende dalle loro condizioni di vita qui, in Italia, e dall’impossibilità di avere accesso alle medicine, agli antibiotici, quando prendono malattie batteriche e virali alle vie respiratorie, e infatti si ammalano dopo uno o due anni di permanenza, non arrivano già infettati. Mia moglie, ungherese, nei suoi primi due anni di permanenza ha avuto due violentissime influenze (mentre nel suo paese ha avuto solo normali raffreddori), poi si è adattata. Se non avesse potuto curarsi, non so quali complicazioni avrebbe potuto avere. Piuttosto, di questi allarmi e di questi allarmismi, quale uso ne facciamo? Eleviamo barriere immaginarie o garantiamo a tutti gli immigrati l’assistenza sanitaria (a tutela di tutti, anche nostra)? Si vedano in ppoposito, le iniziative della Lega Nord. [...]

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