Caso Alitalia: le scomode verità rese note dalla Cub – Trasporti
A cura di Marzia Coronati • 17 settembre 2008Oltre diecimila gli esuberi, circa quattromila miliardi le passività in carico allo stato. Ecco i numeri da capogiro resi noti della Cub Trasporti riguardo al piano salvataggio Alitalia. E oggi il sindacato scende in piazza di fronte all’aeroporto di Fiumicino. “Il piano distrugge un patrimonio nazionale unico e ne scarica i costi sulla cittadinanza”.
Dopo l’opposizione ferma dei sindacati, ieri notte un nuovo accordo quadro è stato concordato tra governo, CAI (Compagnia Aerea Italiana, il nuovo nome previsto per l’Alitalia) e sindacati Cgil, Cisl, Uil, Ugl. L’accordo prevede, tra l’altro, un taglio meno pesante da un punto di vista retributivo:dal 40% previsto inizialmente al 20% circa.
Diverse però le sigle sindacali escluse: la Cub – trasporto aereo sta fuori dalla trattativa perchè non avendo mai voluto sottoscrivere i piani proposti dall’azienda fino ad oggi, l’Alitalia non gli riconosce i diritti sindacali e la rappresentatività in azienda; escluse anche le sigle categoriali, piloti e assistenti di volo, che oltre alla perdita economica vedrebbero radicalmente ridotta l’agibilità sindacale di cui godono al momento. “L’Alitalia da questo punto di vista è sempre stata molto generosa” dice Andrea Spadoni, Cub Trasporti, “rispetto ai minimi stabiliti dalla legge 300, ai sindacati della compagnia di bandiera sono riconosciute quantità esorbitanti di rappresentanti: una media di uno ogni trenta lavoratori. “Questi rappresentanti godono di un distacco assoluto dal lavoro, sono pagati, ma stanno fuori dal ciclo produttivo, e addirittura, nel caso del personale navigante, ricevono delle retribuzioni superiori a quelle che percepirebbero se volassero” aggiunge il portavoce della Cub.
“Lo Stato ha il compito di risanare l’azienda e rimetterla in sesto, così come è successo all’Air France negli anni ’90″. Oggi l’azienda francese ha un azionariato che è per il 60% popolare (piccoli azionisti), 20% istituzionale (banche, assicurazioni), e per il restante 20% si divide tra stato e enti locali, questo fa di Air France un’azienda privata sulla carta, ma di fatto controllata dallo Stato. Perchè l’Italia ha scelto di rivolgersi proprio a Air France? L’alleanza con Air France è iniziata anni fa, quando Silvio Berlusconi firmò un accordo quadro con il governo francese che comprendeva trasporti, energia e telecomunicazioni; in questo accordo era previsto anche il passaggio di Alitalia e Air France, in quella fase ci fu uno scambio azionario del 2%, e i due amministratori delegati sedevano l’uno nel consiglio d’amministrazione dell’altro.
Le trattive tra Alitalia e Air France sono iniziate anni fa. E a metterle in piedi fu Silvio Berlusconi. Ascolta l’intervento del portavoce della Cub-Trasporti
Secondo i calcoli della Cub, il nuovo piano salvataggio prevederà 10.500 lavoratori in meno rispetto alla situazione attuale. “La Cai ha intenzione di assumere circa 12.500 persone. Il gruppo Alitalia e Air One contano un totale di 22.865 lavoratori. La differenza è di 10.000 abbondanti” spiega Spadoni, “i numeri forniti dai rappresentanti del governo in realtà sono più alti, soprattutto perchè non sono considerati nel loro conteggio i contratti a tempo indeterminato”.
A.Spadoni sui calcoli elaborati dalla Cub rispetto agli esuberi previsti dal piano salvataggio
La Cub è convinta che un servizio pubblico essenziale come il trasporto debba essere gestito dallo stato, e che ogni valore aggiunto che possa scaturire dalla fornitura di questo servizio debba essere reinvestito nei servizi stessi, e non diventare fonte di speculazioni finanziarie. Clicca qui per ascoltare la posizione della Cub-Trasporti



