Italia-Libia: un’amicizia molto pericolosa

Un sostegno di cinque miliardi di euro al governo libico per chiudere il contenzioso storico tra l’Italia e l’ex-colonia africana. Tra gli obiettivi dell’accordo stipulato tra Berlusconi e Gheddafi il sostegno alla lotta all’immigrazione irregolare. Ma con quali e con quanti mezzi? Tra i maggiori rischi: la violazione degli Accordi Internazionali di salvaguardia dei diritti dell’uomo.

L’Asgi denuncia la mancanza di informazione in Italia su quello che accade nelle coste libiche. Clicca qui per ascoltare l’intervista  a F. Vassallo Paleologo, Asgi

L’intesa politica stipulata il 30 agosto tra i due leaders a Bengasi, a mille chilometri ad est di Tripoli, è solo l’ultima di una serie di tentativi di riavvicinamento con la Libia, fortemente voluto anche da Prodi e D’Alema. Di quest’ultimo atto diplomatico però non si sa molto: i cinque miliardi, hanno detto, saranno spesi per sostenere il contrasto all’immigrazione irregolare, costruire nuove infrastrutture, creare programmi di ricerca e formazione congiunti. Ma in quale modo si sosterrà l’immigrazione irregolare?

Del delicato tema del controllo delle frontiere si è iniziato a parlare dal 2004, quando la legge n.271 dava facoltà al Ministero dell’Interno per finanziare in paesi terzi strutture utili ai fini del contrasto dei flussi irregolari verso l’Italia. Con questi finanziamenti in Libia sono stati costruiti tre centri di detenzione.

Il 30 dicembre 2007 poi un accordo tra Italia e Libia sottoscritto a Tripoli dall’allora sottosegretaria Lucidi, prevedeva l’ istituzione di un Comando Interforze con compiti di addestramento e pattugliamento. Il pattugliamento concordato avrebbe riguardato non solo le coste, ma anche la frontiera sud della Libia.

Dei precisi termini dell’accordo del 30 Agosto scorso non si sa nulla, ma quello che è sicuro è che si muoveranno nella stessa direzione dei precedenti.

“L’opinione pubblica italiana è poco e male informata. Pochi sanno che questi accordi sono in contrasto frontale con il divieto di respingimento in acque internazionali che è sancito dalla convenzione di Ginevra a protezione dei rifugiati e che è ribadito dall’ articolo 3 della Convenzione del Consiglio d’Europa a salvaguardia dei diritti dell’uomo”, spiega l’avvocato Fulvio Vassallo Paleolologo, dell’Associazione Studi Giuridici per l’Immigrazione. “Questo accordo è stato visto come un modo efficace per arrestare le ondate di immigrazione clandestina, quando si dimentica che l’ingresso via mare dalla Libia costituisce solo il 10% degli ingressi irregolari in Italia e che la maggior parte delle persone provenienti da quel paese sono richiedenti asilo. Sono quasi tutti somali, eritrei etiopi, sudanesi: persone verso le quali in tutto il mondo non si pratica il respingimento dai paesi di partenza”.

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