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WTO: l’annoso blocco dei negoziati

A cura di Valentina Vella • 28 luglio 2008

wtoI negoziati nel WTO del Doha Round sono bloccati e si trascinano ormai da 7 anni: sembra ormai impossibile trovare l’accordo ed una convergenza tra interessi difensivi dei Paesi emergenti ed interessi offensivi dei Paesi sviluppati. Le questioni da risolvere continuano ad essere le annose partite sui prodotti agricoli e su quelli industriali: i Paesi emergenti e poveri hanno interessi difensivi e protezionisti sui prodotti industriali e chiedono tagli consistenti sul capitolo agricolo, cioè a livello di tariffe sui prodotti agricoli e sussidi alle produzioni. Il risultato alla fine è questo: UE e USA minacciano di non concedere tagli sui prodotti agricoli se i Paesi emergenti non li concedono sui prodotti industriali, e viceversa. E’ l’annosa controversia di sempre che da anni appunto blocca i negoziati del Doha Round.

Inoltre, di fronte ai problemi globali come la crisi alimentare e dei prezzi, il Doha Round non sembra più in grado di rispondere agli interessi di nessuno: cresce un generale scetticismo sui processi di liberalizzazione che cominciano a non convincere e a creare spaccature anche nel fronte degli originari accaniti sostenitori.

Quello che era nato come negoziato per il riequilibrio e lo sviuppo, si è in realtà ridotto ad una questione di accesso al mercato. Il raggiungimento di un accordo per i Paesi poveri, fuori dai negoziati, si riduce quindi all’unica rivendicazione permessa, quella della riduzione del danno.

La partita si gioca quindi sul piano politico, in vista anche delle imminenti elezioni statuntensi e le prossime europee. Degli oltre 150 membri del WTO, solo quasi una quarantina hanno all’inizio preso parte ai negoziati di Ginevra, ma a imporre le regole del gioco alla fine sono solo i G7, con India, Cina, Brasile e Sud Africa. In caso di loro accordo questo verrrà alla fine imposto al resto del mondo.

Vista la delicata congiuntura a livello politico, sono alla fine due le possibili soluzioni: o l’accordo si chiude adesso con un compromesso che ha prospettive negative per i Paesi poveri o l’accordo non si chiuderà mai più. In ogni caso, a farne le spese saranno comunque sempre i Paesi del Sud del mondo.

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