Obiettivi del Millennio: i passi da gambero dell’Italia

Una riduzione di 170 milioni di euro all’aiuto pubblico a favore dei Paesi in via di sviluppo. Questi i tagli alla cooperazione internazionale previsti dalle nuove misure finanziarie. L’Italia, uno dei paesi più ricchi del mondo, torna indietro sugli Obiettivi del Millennio che si era preposta nel 2000. Proprio in quell’anno infatti l’Italia, siglando la Dichiarazione del Millennio, si era impegnata a contribuire alla lotta alla povertà e al raggiungimento di otto obiettivi, i cosiddetti Millennium Goals (combattere fame e povertà, favorire l’educazione primaria, promuovere la parità tra i sessi, ridurre la mortalità infantile, rafforzare la salute delle mamme, combattere l’Aids, impegnarsi nelle politiche ambientali e nel creare una rete globale per lo sviluppo). In particolare il nostro paese si era impegnato ad aumentare l’aiuto pubblico allo sviluppo fino ad arrivare allo 0,7% del proprio Pil in aiuto pubblico e si era posto come obiettivo intermedio il raggiungimento dello 0,33% entro il 2006.

Oggi l’Italia è ferma allo 0,19%. Non solo: con il decreto legge n. 112 del 25 giugno 2008 si ridurrebbe ulteriormente il finanziamento all’aiuto pubblico, con un taglio di 170 milioni di euro a partire dal 2009. “Una misura che contraddice gli impegni italiani presi nelle sedi internazionali e di Unione Europea” sostiene la Campagna delle Nazioni Unite per gli Obiettivi del Millennio.

I tagli sono previsti dal comma 11 dell’articolo 60 del decreto legge 112 del 25 giugno 2008, un decreto che è oggi al vaglio al Parlamento. “Noi chiediamo che i parlamentari abroghino questo comma e che instaurino un dialogo con il Governo e la società civile, soprattutto in vista della prossima finanziaria: non solo non si dovranno tagliare gli aiuti, ma sarà anche necessario aumentarli, ed è importantissimo farlo anche in vista della presidenza italiana al G8 del 2009” dichiara Marta Guglielmetti, ccoordinatrice della Campagna.

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