Schedature etniche: i rom di oggi come gli ebrei del 1938?

Una banca dati con le impronte dei rom “a garanzia dei loro diritti”, questa la proposta del ministro degli Interni Roberto Maroni. L’Aned, associazione nazionale ex deportati, fa scattare l’allarme: “Questo provvedimento somiglia preoccupantemente alle schedature degli ebrei effettuate dai nazifascisti nel 1938”.

Una schedatura con le impronte di tutti i rom sul territorio italiano, questa l’ultima proposta da inserire nel discusso pacchetto sicurezza in questi giorni in discussione. Il censimento, secondo il ministro degli interni Maroni, “sarà uno strumento di garanzia per i rom. Ci sono bambini che vivono in mezzo ai topi, questo non può essere tollerato in un paese civile come il nostro”. In che modo la raccolta delle impronte digitali di rom e sinti possa aiutare ad allontanare i topi dalle loro case, questo ancora non è chiaro.
Quello che sembra evidente è che molte delle misure contenute nel nuovo disegno di legge sulla sicurezza si muovono nella direzione del controllo e della identificazione delle etnie: prima le modifiche ai vecchi Cpt, centri di permanenza temporanea, che ora si chiamano Centri di identificazione ed espulsione; adesso la proposta di raccogliere le impronte digitali.

“Si scheda una minoranza sulla base di una razza e di un pregiudizio” ha dichiarato Aldo Pavia, presidente dell’Aned,l’associazione che raccoglie memorie e testimonianze degli ex-deportati nei campi di concentramento, “che si prendano le impronte a un delinquente può anche andar bene, ma che per definizione si consideri tutta una comunità come delinquente, questo è inaccettabile”.”Non dimentichiamoci che molte persecuzioni delle minoranze sono iniziate con schedature” continua Pavia, “il censimento del 1938 e le liste del censimento degli ebrei nelle prefetture furono lo strumento migliore per i nazifascisti per andare a cercare gli ebrei e deportarli dopo l’8 settembre del 1943” e conclude: “Da cose che apparentemente sembrano di poca importanza sono derivate tragedie. Il popolo italiano non deve dimenticare la sua storia”.

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