HIV/AIDS: il G8 e le multinazionali del farmaco

I dati dell’UNDP denunciano 42 milioni di persone con il virus HIV/AIDS nel mondo. Di questi, 39 vivono nel Sud del mondo. Il diritto alla vita delle popolazioni povere è infatti in mano alle multinazionali farmaceutiche che, usufruendo del sistema dei brevetti, impongono prezzi proibitivi ai malati dei Paesi poveri in cui mancano sistemi sanitario e previdenziale.
Anche in questo caso, le principali vittime sono i bambini: ogni giorno ne muoiono 10 milioni. Succede solo nel Sud del mondo perché le stesse malattie al Nord sono assolutamente prevenibili. I casi di HIV/AIDS infantile nei Paesi ricchi infatti sono facilemnte evitabili con accorgimenti durante il parto e dunque, non essendo un target commercialemente appetibile, le aziende del farmaco non producono farmaci adeguati per i bambini di quelle aree, considerati pazienti di serie B.
Di fronte a questo, cosa fa il G8? Si limita a fare promesse che puntualmente viola, tra disinteresse politico e pressioni delle lobbies del farmaco.
Eppure, nel 2000, 189 leaders di paesi ricchi si sono impegnati solennemente a realizzare entro il 2015 8 obiettivi, i Millennium Goals dell’ONU. Il sesto consiste proprio nell’arrestare la diffusione dell’HIV/AIDS mediante il versamento di fondi alla causa.

Si tratta di un accordo ovviamente non vincolante che dunque viene puntualmente disatteso.

Ogni anno i G8 promettono di devolvere milioni di euro al Fondo globale della lotta all’AIDS, ma le somme non vengono mai versate, vengono versate in parte, e con enormi ritardi.

Quest’anno, il primo ministro giapponese Fukuda ha parlato di 560 milioni di dollari ma anche questa volta forse sappiamo già come andrà a finire.

Di questo parliamo nella sesta puntata di AKIRA vs G8 insieme con Silvia Mancini della Campagna per l’accesso ai farmaci di Medici Senza Frontiere e Marina Ponti, responsabile europea della Campagna del Millennio “No excuse 2015”.

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