L’effetto a cascata dei prezzi del petrolio

Il prezzo del petrolio continua a crescere e gli effetti ricadono a cascata. Molte le ragioni scatenanti, tra cui un eccessivo aumento della domanda e soprattutto delle speculazioni. Ma basta agire su questi due punti per risolvere la situazione? La risposta è “no” perché l’intreccio non calcolato di diversi e molteplici fattori ha fatto sì che s’imboccasse la via del non ritorno.

La vera soluzione è allora quella di ridurre i consumi, di tagliare la domanda. E’ quanto sta già avvenendo negli Stati Uniti, dove il prezzo della benzina ha costretto i cittadini a cambiare le proprie abitudini.

L’aumento dei prezzi ovviamente preoccupa fortemente i Great 8, che ne hanno discusso proprio nel corso del pre summit sull’economia che si è tenuto il 13 e 14 giugno ad Osaka, in Giappone.

A soffrire di più dell’aumento dei prezzi e della domanda del greggio sono come sempre i paesi del Sud del mondo, quelli cioè che meno lo utilizzano ma che più lo subiscono. L’eccessiva domanda ha infatti fatto sì che il mercato agricolo si facesse carico di una parte della richiesta. Stiamo parlando del mercato dei bio combustibili. Nonostante dunque la produzione di alimenti sia in aumento, il cibo scarseggia, i prezzi aumentano e la crisi aliementare peggiora.

Le ragioni della crisi del cibo ovviamente non sono determinate dal solo mercato dei bio combustibili. Certo è che sempre più quantità di terre prima destinate ad uso aliementare adesso sono invece rivolte ad uso energetico, più reddittizio. La cosa fa arricchire come sempre i grandi industriali e le grandi aziende agricole che non si fanno scrupoli a violentare i terreni con fertilizzanti, agenti chimici e colture ogm. L’effetto è appunto una riduzione della quantità di cibo prodotta, ma anche l’aumento dei prezzi e dell’inquinamento.

Tutti elementi che ricadono sulla piccola agricoltura familiare, non in grado di competere con le grandi aziende. Eppure quest’ultima costituirebbe, insieme alla riduzione dei consumi, la vera soluzione ai cambiamenti climatici e alla crisi alimentare. Si tratta infatti dell’unica coltura sostenibile perché tutela la biodiversità, punta sulla qualità dei prodotti e pone in relazione diretta produttore e consumatore. Il fatto che l’agricoltore mangi quello che egli stesso produce assicura infatti una sorta di egoistica garanzia sul prodotto.

Di questo parliamo nella quinta puntata di Akira vs G8 con l’aiuto di Margherita Paolini, giornalista della rivista di geopolitica Limes, e Memmo Buttinelli della Via Campesina, movimento contadino protagonista di questo prossimo Contro G8.

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