Nucleare: la falsa propaganda dell’ENEL
A cura di Valentina Vella • 10 giugno 2008
L’Italia si guarda indietro e si prepara ad investire miliardi e miliardi di euro in impianti nucleari mai sperimentati, costosi e che faranno lievitare e non diminuire le bollette dei consumatori. In una recente intervista, l’Amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti, ha parlato di 3-3,5 mld di euro a centrale. “Si tratta di una cifra non vera”- denunciano le associazioni ambientaliste che invitano a guardare il mercato internazionale per rendersi conto della falsità di tali dichiarazioni. “Conti dovrebbe essere denunciato per aver introdotto nel dibattito italiano elementi falsi – ha commentato il Responsabile delle Campagne di Greenpeace Giuseppe Onufrio -. Sullo stess tipo di tecnologia, infatti, l’Amministratore delegato del colosso energetico tedesco Eon ha parlato di costi pari a 5-6 mld di euro, facendo tra l’altro riferimento ad impianti che verrebbero costruiti in zone già nuclearizzate. Ma non solo, – continua Onufrio – nel rapporto dell’agenzia statunitense di rating Moody’s si parla di cifre quasi triple, 7mld per 1000 Mw, dunque 12-13mld di dollari per una centrale come quella di cui ha parlato Conti”.
Falsa è anche la notizia che il nucleare ci permetterà di alleggerire le bollette. Lo dimostra il caso USA, dove non ci sono ordinativi da più di 30 anni a causa dei costi eccessivi. Nessuno insomma vuole più investire nel nucleare, nonostante nel 2005 l’amministrazione Bush abbia introdotto nella normativa incentvi per oltre 18 miliardi di dollari fino al 2011: misura che avrebbe dovuto attirare investimenti ma che si è tradotta nella ancora totale assenza di ordinativi da parte delle imprese. Qualcosa dovrà pur signifare.
Siamo insomma vittime di una vera e propria propaganda che dipinge uno scenario irrealizzabile per permettere agli industriali del settore di soddisfare i propri piani finanziari.
Sono almeno sicuri gli impianti? Falso anche questo. O almeno non si può ancora sapere. Il nuovo reattore francese, non ancora in funzione, non ha infatti precedenti dal punto di vista della quantità della radioattività e potenza impiegata nell’impianto. Si tratta di una tecnologia che utilizza ossidi misti di uranio e plutonio ed è la prima volta che viene applicata ad un reattore così grande. Insomma, – commenta ancora Onufrio – “il fatto che sia andata bene con la prima generazione non significa che andrà bene la terza, perché sono impianti diversi la cui sicurezza può essere valutata solo sul campo”.



