I migranti bloccati in Grecia tra convenzione di Dublino e violazione dei diritti

Sono oltre 12mila le vittime dei viaggi della speranza nelle rotte europee dal 1988 ad oggi. Nel solo mese di maggio, i morti sono stati 112, di cui 102 soltanto nello Stretto di Sicilia. Si tratta ovviamente di numeri inferiori a quelli effettivi visto che spesso i naufragi non vengono mai scoperti.

E’ quanto emerso dal rapporto di Fortress Europe di maggio 2008, in base al quale sono in forte aumentano le persone che percorrono le rotte Turchia-Grecia a causa dei sempre maggiori controlli da parte di Spagna ed Italia.

Iraqueni, somali, afghani, sudanesi, che una volta giunti in Grecia non possono poi più andarsene. Rimangono bloccati ad Atene perché è questo che stabilisce la Convenzione di Dublino, misura che impone alla Grecia di farsi carico di chiunque richieda asilo politico. Il fatto è che la Convenzione non stabilisce in egual modo il rispetto di alcuni diritti fondamentali che dunque vengono negati ai rifugiati.

Esplicativo il caso Patrasso, come si legge dallo stesso rapporto: “500 afgani costretti a vivere in una baraccopoli tentano ogni notte di nascondersi nei camion che si imbarcano per l’Italia. Storie di ordinari abusi e impunità. Storie di straordinario razzismo. Mentre in Italia si discute di reato di immigrazione clandestina e a Bruxelles si prepara l’approvazione definitiva della direttiva rimpatri”.

“Ogni volta che entro in acqua sento l’angoscia salire allo stomaco. E penso che non sia affatto normale. Avanzo con cautela, in una piccola baia di Samos. Sono scalzo. E ho paura di toccare un cadavere sottacqua. Ho in mente le fotografie che mi hanno mostrato una settimana fa a Lesvos, in Grecia, di due bambini ripescati in mare. Ho in mente i racconti dei pescatori e la cronaca dell’ultimo mese, che parla di almeno 112 morti sulle rotte per l’Europa, di cui 102 soltanto nel Canale di Sicilia. Il corpo di una donna ritrovato sulla spiaggia di Maluk, a Lampedusa. Un’altro cadavere a Pozzallo, in provincia di Siracusa. Uno a Castel Vetrano, a Trapani. I 37 morti a Malta e i 50 a Teboulba, inTunisia. Cadaveri che galleggiano sopra questa grande fossa comune che è diventato il Mediterraneo – almeno 12.180 morti negli ultimi 20 anni -, senza che nulla si sappia delle loro imbarcazioni naufragate. Senza che nulla si sappia di quanti altri passeggeri erano a bordo e quanti siano i dispersi in mare. Come i 21 di Samos, lo scorso 16 maggio, di cui non è rimasta alcuna traccia se non una lettera autografata scritta dall’unico superstite…”

La versione integrale del rapporto Fortress Europe.

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