Carovita: in Egitto il pane lo distribuisce l’esercito

854 milioni di persone denutrite; prezzi alimentari dil mais, riso e grano cresciuti del 53% negli ultimi tre mesi e del 71% negli ultimi due anni; decine di morti e feriti vittime delle “rivolte del pane” esplose in tutto il mondo. Tema centrale del vertice Fao in corso in questi giorni a Roma, la guerra del pane fa discutere politici, economisti , ambientalisti e studiosi. Tra i paesi in cui la crisi del pane ha provocato lotte e rivolte, l’Egitto.

A breve termine il vertice dovrebbe provvedere a ridurre il prezzo del mais e del grano tramite la la distribuzione di sementi, fertilizzanti e mangimi animali ai piccoli agricoltori (stima circa 15 miliardi di dollari). A medio e lungo termine l’obiettivo è più ambizioso: i Paesi ricchi dovrebbero aumentare gli aiuti all’agricoltura e investire in sistemi di irrigazione, infrastrutture, servizi e tecnologia dei Paesi del sud.

In Egitto questa crisi si è fatta particolarmente sentire; le cause di questo fenomeno sono molteplici. Tra le altre, la produzione dei biocombustibili. Oggi, con il vertice della Fao in pieno svolgimento, Mubarak, presidente dell’Egitto, dove la rivolta del pane ha provocato danni e vittime, chiede alla comunità internazionale di regolamentare la produzione di biocombustibili «per un uso responsabile dei raccolti, che si preoccupi dei bisogni umani prima di quelli energetici». in questo paese che vanta ultimamente un tasso di crescita del 7 % annuo, circa metà della popolazione vive sotto la soglia di povertà, e non riesce a far fronte agli spaventosi aumenti dei prezzi dei generi di prima necessità.

Il rapporto del Consiglio Nazionale per i Diritti Umani ha affermato: “la salvaguardia dei diritti economici e sociali rappresenta oggi una priorità urgente e necessaria alla luce delle accresciute sofferenze delle classi sociali più povere e indigenti”. Equivale a dire che, se i diritti politici e civili hanno subito pressioni e violazioni – che, secondo il rapporto appena citato, sono in aumento per numero e per gravità – i diritti economici e sociali in Egitto sono esposti a violazioni ancora più gravi, il cui peso ricade sulle spalle dei cittadini più disagiati. Il rapporto rivolge una dura critica allo stato, colpevole di essersi disinteressato della lotta alla povertà. Dai pericoli che questa negligenza comporta per l’unità e la coesione di un’antica società come quella egiziana abbiamo già messo in guardia in passato, e continuiamo a mettere in guardia oggi. Ripetiamo qui che la fede che alcuni fra i responsabili statali nutrono nel liberismo selvaggio dominante a livello mondiale, senza badare ai pericoli che esso comporta ed alle sue conseguenze devastanti soprattutto per le classi più povere – che rappresentano oggi la metà della società egiziana – ha portato all’applicazione di politiche sbagliate che hanno accresciuto la povertà e la disoccupazione, per non parlare poi del folle aumento dei prezzi dei generi di prima necessità, dei servizi sanitari, dell’istruzione, delle comunicazioni e degli alloggi.

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