I 50 anni poco sostenibili della Bei

Grandi festeggiamenti a Lussemburgo per i 50 anni della Banca europea degli investimenti (BEI). Fondata nel 1958 con il trattato di Roma, l’istituzione ha raggiunto un volume di affari di gran lunga superiore a quello della Banca Mondiale, garantendo, solo nel 2006, prestiti per oltre 53 miliardi di euro. Soldi pubblici in gran parte, che vengono spesso usati senza prendere in considerazione gli impatti sociali e ambientali delle opere che contribuiscono a realizzare.

A cominciare dai cambiamenti climatici. Secondo un rapporto pubblicato nel 2007 dal gruppo di lavoro europeo Bankwatch, solo nel settore aviazione la EIB avrebbe causato un aumento delle emissioni climalteranti pari a 41,15 milioni di tonnellate di CO2. Un colpo di spugna alle politiche sul clima intraprese dall’Unione europea che si è tradotto nel finanziamento di compagnie aeree, aeroporti, autostrade ai danni delle politiche sostenibili. Non meno dannose le grandi opere finanziate dalla Banca nel sud del mondo. E’ il caso delle miniere di rame di Mopani in Zambia, dove i ripetuti problemi ambientali hanno portato recentemente al ricovero per avvelenamento di oltre 800 persone. E’ anche il caso della miniera di Tenke Fungurume, il più ricco sito di cobalto e rame al mondo aggiudicato a un’impresa occidentale con un contratto stipulato in tempo di guerra civile e successivamente giudicato dubbio da una commissione indipendente. Unica insieme al Fondo monetario internazionale a non aver mai adottato principi ambientali e sui diritti umani vincolanti, la Bei prosegue nel suo cammino, assicurando di fare il possibile per proteggere le popolazioni locali e l’ambiente. Non è andata così nemmeno nel caso di GIBE III la gigantesca diga etiopica la cui costruzione è affidata all’italiana Salini, senza alcuna gara d’appalto. Se completata l’opera metterà in grave pericolo le migliaia di persone residenti, che per lo più vivono di un’agricoltura di sussistenza e che non potranno comunque trarre alcun beneficio dalla diga in quanto l’energia prodotta sarà esportata.

Il 2 e 3 giugno a ricordare tutto questo, con il rischio di rendere meno piacevoli i festeggiamenti della BEI, sarà una manifestazione internazionale promossa dal network europeo che monitora l’attività della banca. Tra le realtà italiane che partecipano all’iniziativa a Lussemburgo: la Campagna per la Riforma della Banca Mondiale e il Sirvizio civile internazionale.

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