Il nucleare non serve all’Italia

“Il nucleare non è sicuro, non è economico ed è controproducente per la lotta ai cambiamenti climatici”. Per ribadire tutti i NO al ritorno dell’energia dell’atomo in Italia, Greenpeace, Legambiente e WWF hanno reso pubblico un dossier congiunto su “tutte le verità sulle menzogne del nucleare”. A distanza di 21 anni dal referendum che ripudiò l’opzione nucleare attraverso il noto referendum, le associazioni ambientaliste smontano la tesi secondo cui la tecnologia è oramai sicura e conveniente oltre ad essere l’unica soluzione per ridurre i gas a effetto serra. A parte ribadire il problema irrisolto delle scorie nucleari e gli elevati rischi umani e ambientali in caso di incidente, le tre associazioni rivelano, conti alla mano, come il nucleare rappresenterebbe una spesa esorbitante e anti economica per il paese, da scaricare in buona parte sulle spalle dei contribuenti. “La campagna mediatica rilanciata con grande forza da Scajola” si legge nel dossier “è costruita su bugie, conti fasulli e favole”. La realtà esposta in tutti gli studi internazionali, assicurano invece Greenpeace, Legambiente e WWF, mostra come l’energia nucleare sia la fonte più costosa e meno competitiva, tant’é che persino l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) prevede una riduzione del peso dell’atomo nella produzione elettrica dei prossimi anni. Gli esempi concreti di come si tratti di un pessimo affare li offrono gli ultimi esperimenti azzardati nella costruzione di nuove centrali. “La Finlandia è oggi l’unico paese che sta ritentando la strada dell’atomo dopo la liberalizzazione del mercato dell’energia” sottolinea Stefano Ciafani di Legambiente. “Qui la costruzione del reattore EPR si sta rivelando un salasso per i contribuenti. I costi sono già aumentati del 25% e secondo le grandi industriali del paese, ciò si tradurrà in un aumento in bolletta di 3 miliardi di euro da spalmare sui contribuenti nei prossimi 5 anni”.

A chi conviene il nucleare allora? Anche su questo punto le associazioni non hanno dubbi: ai gruppi industriali che sanno di poter guadagnare dagli enormi investimenti necessari al rilancio dell’atomo civile: Enel, Endesa e Ansaldo nucleare.

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