Il medioriente dopo la “pax libanese” di Doha

Negli ultimi giorni, a partire dall’accordo tra le fazioni libanesi a Doha (Qatar) che ha messo fine a 18 mesi di crisi politica nel Paese dei Cedri, la situazione geopolitica nella regione appare molto dinamica: Siria ed Israele hanno annunciato contatti indiretti attraverso la mediazione turca, così come sono in corso trattative per una tregua tra Israele e Hamas con la mediazione del Cairo e con Hezbollah per uno scambio di prigionieri attraverso la mediazione tedesca. Cosa è cambiato in medioriente? Ci risponde in una intervista fiume Paola Caridi, giornalista di Lettera22, da Gerusalemme.

Nel descrivere le dinamiche diplomatiche della regione mediorientale gli analisti parlano spesso di una guerra fredda interaraba giocata tra l’asse Siaria, Iran, Hizbullah, Hamas da una parte, Egitto, Arabia Saudita ed alleati dall’altra, cioè tra quelli che la stampa occidentale chiama Asse del male e paesi arabi moderati, o alleanza sciita e alleanza sunnita. A margine dell’elezione di Michel Suleiman a presidente del Libano i ministri degli esteri Iraniano e saudita si sono incontrati ed entrambi i fronti hanno benedetto l’accordo di Doha, la situazione risulta quindi più fluida di quanto previsto con il rinnovato protagonismo di alcuni attori regionali come gli Emirati Arabi o lo stesso Qatar.

Una fluidità favorita probabilmente dalla recente scelta dell’amministrazione americana di mantenere un basso profilo nella regione, dopo il fallimento della precedente politica di Washington che cercava di sconfiggere i propri nemici sostenendo alcune fazioni locali come Fatah in Palestina e la maggioranza antisiriana in Libano.

Intanto l’accordo di Doha sembra incontrare i primi ostacoli nello stabilire chi sarà essere il primo ministro del governo di unità nazionale, la maggioranza vorrebbe confermare Fouad Siniora, mentre l’opposizione ritiene questa scelta come inopportuna e dettata da pressioni di Stati Uniti e Arabia Saudita.
Visto dall’ Europa il Libano appare come il tabellone di un risiko in cui le varie fazioni libanesi rappresentano le alleanze tra le potenze regionali e le milizie locali sono come i loro carrarmatini, il Paese dei Cedri appare cioè come un medioriente in miniatura su cui le grandi potenze regionali e non solo giocano le loro partite in modo indiretto e senza coinvolgere il proprio territorio, il teatro ideale per scontri di potere e guerre per procura.

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