Legge Basaglia: 30 anni tra luci ed ombre
A cura di AMISnet • 20 Maggio 2008
Nuovi casi di elettroshock, malati legati, denunce di strutture ospedaliere, ma anche tante esperienze positive e buone pratiche nel sostegno e la cura delle persone con disagi mentali. Tra tante luci e tante ombre, la situazione italiana è ancora lontana da come era stata immaginata con la legge Basaglia che trent’anni fa sanciva l’abolizione dei manicomi.
Tra le più evidenti anomalie del sistema italiano gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, strutture dove oggi sono ricoverate oltre 1000 persone, ma dove di fatto si assiste alla negazione del diritto ad essere curati. Si tratta di veri e propri carcerib dove, spesso, per mancanza di fondi e personale, non esiste alcun percorso di cura e recupero di situazioni difficili e dove a volte non ci sono neanche i soldi per i farmaci.
“Noi vogliamo essere psichiatri, ma vogliamo soprattutto essere delle persone impegnate, dei militanti. O meglio, vogliamo trasformare, cambiare il mondo attraverso il nostro specifico, attraverso la miseria dei nostri pazienti che sono parte della miseria dei mondo. Quando diciamo no al manicomio, noi diciamo no alla miseria del mondo e ci uniamo a tutte le persone che nel mondo lottano per una situazione di emancipazione”: sono le parole di Franco Basaglia, lo psichiatra che diede nome alla legge 180 che nel 1978 sancì la chiusura dei manicomi.
La legge quadro del 13/05/1978 in merito di Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori in particolare stabilì la chiusura dei manicomi ed il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici. Successivamente la norma confluì nella legge 833/78 del 23 dicembre 1978, che istituì il Servzio Sanitario Nazionale.


