I cementitori: pet-coke e pneumatici nei forni del cemento

Pet-coke, cdr, pneumatici, rifiuti solidi urbani, scarti altamente tossici: è quello che va a finire nei forni dei cementifici italiani che dunque diventano a tutti gli effetti degli inceneritori, ma di gran lunga più pericolosi. Le sostanze vengono utilizzate come combustibili per i forni che servono a produrre cemento. E in Italia ne produciamo tanto. Siamo infatti il secondo produttore in Europa, subito dopo la Spagna. Ne abbiamo 47 milioni di tonnellate, prodotte in una quarantina di cementifici sparsi sul territorio nazionale. Negli ultimi 13 anni la produzione è inoltre cresciuta del 44%; ma mentre aumentano le costruzioni edilizie e le grandi opere spariscono le aree verdi in Italia.

Bruciare penumatici, cdr e pet-coke (scarto catramoso della raffinazine del petrolio) permette alle società che gestiscono i cementifici di risparmiare soldi, di farne dei nuovi, inquinando di più. Rispetto agli inceneritori tradizionali, infatti, i cementifici hanno minori limiti di emissione. Inoltre, le aziende, tra cui figurano Italcementi, Buzzi, Colacem e Cementir (gruppo Caltagirone), ricevono un’indennità dalle società che li producono così come ricevono soldi per bruciare penumatici dalle società che si occupano di ritirare quelli ormai in disuso, per i quali esisterebbe anche la via della rigenerazione piuttosto che quella micidiale dei forni.

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