Olimpiadi: gli schiavi di Pechino 2008

La preparazione alle Olimpiadi di Pechino 2008 prosegue nella violazione dei diritti dei lavoratori, costretti ad orari massacranti e stipendi da fame dalle più note marche sportive internazionali. Imprese che grazie all’evento hanno moltiplicato i loro profitti, destinandoli in milioni di euro alle sponsorizzazioni. Una strategia mirata a fare sempre più soldi e che diventa ancora più redditizia se il costo del lavoro si riduce al minimo e la produttività invece portata al massimo.

La possibilità di reagire non è contemplata. Bisogna infatti fare i conti con le minacce frequenti. Questa loro condizione non è certo un novità. E’ da tempo che le associazioni umanitarie denunciano la situazione, ma senza rizultati. Anche questa volta a lanciare l’allarme è la Play Fair Campaign (PF08), che ha realizzato “Vincere gli ostacoli”, un rapporto frutto della raccolta di oltre 300 testimonianze di lavoratori del settore sportivo in Cina, India, Thailandia e Indonesia. Si tratta soprattutto di donne, immigrati ma anche bambini.

Per approfondimenti: Cina: le Olimpiadi dello sfruttamento, denunciate 4 compagnie.

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[Fair] per la Campagna Abiti Puliti (sezione italiana di Play Fair) – www.abitipuliti.org
Comunicato stampa

Industria sportiva globale sotto accusa
La Campagna Play Fair 2008 rivela le condizioni di lavoro nelle fabbriche che producono per le Olimpiadi di Pechino 2008
“Non c’è stato nessun reale progresso dai giochi di Atene”, denunciano gli attivisti della campagna PlayFair, promossa dalla coalizione italiana Abiti Puliti.
In Cina i lavoratori incollano le scarpe sportive per meno di 2 dollari al giorno e cuciono palloni per 50 centesimi di dollaro l’uno
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Roma, 21 aprile 2008 – Si avvicinano i giorni delle Olimpiadi di Pechino, e i lavoratori che producono per le imprese sportive internazionali che spendono milioni di euro in sponsorizzazioni sono sottoposti ad orari di lavoro massacranti e ricevono salari da fame. Lo rivela il nuovo rapporto della Play Fair Campaign 2008 (PF08) “Vincere gli ostacoli”, che nella versione italiana ospita la prefazione di Luciano Gallino.

Il rapporto è scaricabile su http://www.abitipuliti.org

Sulla base di interviste somministrate a più di trecento lavoratori del settore sportivo in Cina, India, Thailandia e Indonesia, Vincere gli ostacoli mostra che le violazioni dei diritti dei lavoratori nel settore sono ancora la norma – anche per i fornitori di adidas, sponsor dei Giochi Olimpici di Pechino e di Londra e di numerose squadre nazionali.
“Questo rapporto presenta azioni e obiettivi molto chiari per l’intero settore sportivo finalizzati a cambiare le condizioni di lavoro migliaia di lavoratori nel mondo, a partire dalla necessità di avere libertà di associazione sindacale e negoziazione, parte integrante del lavoro anche sindacale fatto in questi anni con i codici di condotta”,
dichiara Valeria Fedeli, Presidente della Federazione Sindacale Europea del Tessile Abbigliamento e Cuoio, membro del ITGLWF (Sindacato Internazionale dei Lavoratori Tessili), una delle organizzazioni che ha coordinato la campagna Play Fair 2008. “Pensiamo che le imprese debbano raccogliere questa sfida e dimostrare che vogliono davvero mettere in campo politiche di responsabilità sociale che incidono sulle condizioni reali dei lavoratori impiegati nelle filiere produttive internazionali” aggiunge Deborah Lucchetti, presidente di Fair e coordinatrice nazionale della Campagna Abiti Puliti – la Clean Clothes Campaign italiana.

Che cosa raccontano i lavoratori
I ricercatori di Play Fair hanno sollevato il velo sulla Yue Yuen, il piccolo produttore di Hong Kong che fabbrica 1/6 delle scarpe mondiali e conta fra i suoi clienti più importanti marchi come adidas, Nike e New Balance.
Un lavoratore della Yue Yuen che produce per la New Balance a Dongguan, in Cina dice:” Sono stanco da morire adesso. In due dobbiamo incollare 120 paia di scarpe all’ora… Stiamo lavorando senza riposo e abbiamo sempre paura di non lavorare abbastanza in fretta per fornire le suole alla linea successiva…. Siamo stanchi e sporchi.”
Il rapporto fa luce anche sulle condizioni dei lavoratori che cuciono palloni sportivi in Thailandia, India e Cina. Alla Joyful Long sul Delta del fiume Pearl in Cina, che fornisce adidas, Nike, Umbro e Fila, lo straordinario può arrivare a 232 ore al mese mentre i salari medi sono quasi la metà del minimo legale.
“Non abbiamo risparmi perciò non abbiamo soldi per le emergenze…. Una volta ho dovuto impegnare la mia bombola gas per la cucina per avere il denaro necessario a curare mia moglie in emergenza. La situazione è simile per tutti noi. Un mio amico ha venduto persino il suo sangue per avere i soldi necessari a fronteggiare una emergenza”. Lo dice un confezionatore di palloni a domicilio in India
“Sono stanco da morire adesso…Nessuno di noi ha tempo di andare in bagno o bere un bicchier d’acqua. Ciononostante, stiamo lavorando senza sosta e abbiamo persino paura di essere abbastanza veloci nel preparare le suole per la fase successiva della linea di montaggio. I supervisori fanno pressione e ci assillano di continuo. Siamo stanchi e sporchi. Lavoriamo senza pause e siamo comunque rimproverati dai supervisori”. Lo racconta un lavoratore che produce scarpe per la New Balance a Dongguan, China
” E’incredibile che non ci sia nemmeno un giorno di risposo al mese! Siamo fisicamente così stanchi, e psicologicamente siamo esausti.” E’ l’accusa di un lavoratore che produce scarpe per la New Balance a Dongguan, China

La responsabilità sociale delle imprese
Nonostante 15 anni di adozione di codici di condotta da parte dei principali e più popolari marchi sportivi, il rapporto PlayFair 2008 dimostra che i lavoratori impegnati nella produzione dei loro prodotti sono ancora sottoposti a ritmi produttivi estremi, a straordinari eccessivi, non registrati e non pagati, abusi verbali, minacce alla salute e alla sicurezza anche dovuti all’esposizione a prodotti chimici tossici, senza alcuna tutela e assicurazione prevista.
“Per anni i grandi marchi del settore sportivo hanno dichiarato che non potevano aumentare i salari da soli, ma noi pensiamo che insieme lo possano fare”, ha detto Jeroen Merk, della Clean Clothes Campaign internazionale. “Queste imprese controllano il mercato di abbigliamento e scarpe sportive: se lavorano insieme sul tema dei salari e delle condizioni possono veramente contribuire a ridurre la miseria che affligge questi lavoratori”
Il nuovo Rapporto Vincere gli ostacoli identifica 1) nei bassi salari, 2) nell’abuso di contratti temporanei e altre forme di precarizzazione, 3) nella violazione del diritto di associazione sindacale e di contrattazione collettiva e 4) nella chiusura di stabilimenti dovuti alla ristrutturazione dell’industria, i quattro punti chiave su cui le imprese devono intervenire. Per questo Play Fair ha invitato i responsabili del settore a discutere su come dare gambe concrete alle proposte della campagna; l’appuntamento è per giugno a Hong Kong.
Lo scorso anno la campagna Play Fair 2008 aveva già prodotto un rapporto sulle violazioni dei diritti riscontrati nelle fabbriche che producevano prodotti per le olimpiadi e da allora sta attendendo un impegno concreto da parte del CIO sulle azioni che intende intraprendere.

La fiaccola virtuale corre ancora…
Intanto la fiaccola virtuale dei diritti umani continua a passare di mano in mano tra la società civile di tutti i paesi del mondo; sono già 9.400 le persone che si sono collegate al sito –
www.catchtheflame.org – per inviare un messaggio chiaro: se vogliamo che i Giochi Olimpici siano equi, devono innanzitutto essere dignitose le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici che producono per le Olimpiadi.

Alcune altre informazioni

1. PROFITTI industria sportiva

Marchio/profitti 2007 prima del prelievo fiscale/crescita profitti 2004-7

Nike $2.2 miliardi / + 52%
Adidas: $1.1 miliardi / + 68%
Puma : $511 miliardi / + 14%
Yue Yuen: $386 miliardi / + 29%
ASICS: $203 miliardi / +215%

2. IDENTITA’ DEI RICERCATORI

Per motivi di sicurezza dei ricercatori ancora impegnati a lavorare in Cina, non è per noi possible identificare tutti i gruppi e le persone coinvolte nelle specifiche interviste.

3. IMPRESE NOMINATE NEL RAPPORTO
Il rapporto integrale include informazioni sulle fabbriche che producono per adidas, ASICS, Baden, Converse, Diadora, Domyos, Ecco, Everlast, Fila, Frankin, Lotto, New Balance, Nike, Mikasa, Mizuno, Miter, Puma, Reebok, Russell Athletic, Umbro, VF Corporation, Wilson, Yue Yuen, Spalding, and Rawlings.

4. COMITATO OLIMPICO INTERNAZIONALE
Lo scorso anno la campagna Play Fair 2008 aveva già prodotto un rapporto sulle violazioni dei diritti riscontrati nelle fabbriche che producevano prodotti per le Olimpiadi e da allora sta attendendo un impegno concreto da parte del CIO sulle azioni che intende intraprendere.

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One Comment;

  1. Bimba said:

    Una vergogna che non ha alcuna giustificazione, un guadagno oltre il consentito, dal momento che i prodotti di tali marchi non costano affatto poco. Si sfruttano popoli e bambini, e si sfruttano anche gli stupidi che continuano a comprarsi questa roba. Le Olimpiadi non mi interessano, non vedo in esse alcun messaggio positivo.

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