Casilino ‘900: allo sgombero un’opposizione creativa

Le ruspe hanno demolito le prime sei baracche del campo rom Casilino 900. Le abitazioni “intralciavano” i lavori per l’allargamento di una strada. I rom hanno reagito spostando con le loro braccia pannelli, porte e finestre, sotto gli occhi entusiasti degli operatori di “Plans & Slums”, il progetto che studia e promuove l’ingegnosa architettura “stile rom”.

Casilino 900 è una baraccopoli romana del dopoguerra, abitata prima dai romani, fino agli anni ’60, e poi dai rom. Stretta e nascosta tra il parco di Centocelle e lo sfasciacarrozze di via Palmiro Togliatti, l’area oggi costituisce uno dei campi rom piantichi d’Europa. Il 9 aprile, alle otto del mattino, la polizia si è presentata in forze con le ruspe per dare inizio alla demolizione di alcune baracche, per la costruzione di una strada della larghezza di sette metri che, dopo 40 anni di assoluto abbandono dell’area, è stata ritenuta necessaria per garantire l’accesso dei mezzi di sicurezza nel campo. In tutto è prevista la demolizione di 36 baracche, per ora sono state demolite le prime sei.

“La cosa bella è che i rom hanno reagito in maniera creativa: nel pomeriggio, dopo che le ruspe avevano demolito le prime baracche, hanno provveduto a smontare tutto quello che intralciava il percorso sulla strada”, racconta Lorenzo Romito, del laboratorio Arte Urbana Stalker, che ha assistito alla prima giornata di demolizione.

Lorenzo collabora con il progetto “Plans & Slums”, dedicato soprattutto alla situazione dei rom a Roma, con la prospettiva di trovare soluzioni che possono essere estese dall’emergenza rom all’emergenza abitativa di tutti gli altri cittadini. “Dobbiamo imparare dai rom. Noi abbiamo visitato diversi campi della capitale, e abbiamo visto come con poche migliaia di euro riescono a costruire case ecologiche, in legno, di basso consumo” spiega Lorenzo, “bisogna far conoscere alla gente anche questa realtà, che è ricca, interessante e propone un modello di vita che appartiene anche al nostro passato” .

Il progetto si interessa dunque sia di cercare luoghi dove le persone rom possano legalmente costruire le loro case, sia di divulgare le tecniche architettoniche di questa gente a chi non le conosce. E’ importante poi, per gli operatori, stabilire le modalità di relazione tra i soggetti coinvolti. “Il fatto di delegittimare i rom delegando tutto alle associazioni sta producendo una mentalità parassita e frustrata, questo progetto invece responsabilizza le persone rom, che ne sarebbero protagoniste al 100%. La soluzione è coinvolgere chi ha bisogno della casa nella costruzione della casa” conclude Lorenzo Romito.

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