Amisnet : Informazione Sociale Quotidiana

[Un nostro sponsor...]

Acqua: società e comuni raggirano la moratoria ma non mancano le eccezioni

A cura di Valentina Vella • 4 Aprile 2008

acquaLa privatizzazione della gestione dell’acqua in Italia prosegue, anche se per vie informali ed alternative. La moratoria in vigore dallo scorso novembre, infatti, non permette per un anno alcuna concessione della risorsa idrica; ed in realtà, non si tratta di veri e propri formali affidamenti ma di aggregazioni di Ambiti Territoriali (ATO) differenti al fine di costituire un ATO più ampio mediante la fusione di società tra di loro.

Questa modalità non convince anche l’Antitrust che conviene nell’idea che, nella sostanza, si possa parlare invece di veri e propri nuovi affidamenti. E’ quanto sostenuto per il caso della Tosana, dove la Giunta regionale ha recentemente approvato, con l’astensione de La Sinistra-L’Arcobaleno, la proposta di legge regionale sul riordino dei servizi pubblici. “Una proposta che, se trasformata in legge, - come denuncia in una nota il Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua - darebbe il via definitivo alla privatizzazione del sistema idrico consegnato nelle mani di Acea e Suez”. Della stessa idea, “l’Antitrust - spiega ancora il Forum -  ha dunque emesso una sentenza con la quale ha comminato 8,3 e 3 milioni di euro di multa rispettivamente ad Acea e Suez per aver condizionato un quarto delle gare del servizio idrico nel nostro Paese e nella quale si esplicita come l’obiettivo di Acea e Suez sia proprio quello di privatizzare il servizio idrico in Toscana”.

Il processo privatistico del bene comune ‘acqua’ è già così di per sè chiaramente illegittimo. Lo diventa ancor più se questa illegittimità si sestende, poi, anche al metodo utilizzato dai soggetti istituzionali in causa. Le politiche di gestione dell’acqua, infatti, sono realizzate mediante l’utlizzo di soldi provenineti dall’Ue destinati alle regioni che, a loro volta, li affidano ai comuni. Trattandosi di fondi pubblici, la concessione della gestione dovrebbe avvenire mediante adesione delle società in gioco ad appositi bandi. Questo però spesso non avviene.

Gli esempi positivi, però, fortunatamente non mancano. E’ il caso di Bassiano, comune in provincia di Latina, il cui articolo 26 dello statuto recita così: “Il comune di Bassiano riconosce l’acqua come bene comune pubblico e patrimonio dell’umanità e di tutte le specie viventi e l’accesso all’acqua potabile come un diritto umano fondamentale degno di protezione giuridica. Essendo l’acqua un bene comune dell’umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata a norme di mercato interno”.

Gli strumenti per avviare un’efficace politica pubblica di gestione ci sono, insomma, quello che manca è la volontà politica. A questa mancanza si aggiunge poi la tendenza utilitaristica delle multinazionali italiane dell’acqua, che riescono ad entare nei processi di gestione di questo bene pubblico decidendo d’imbottigliarla per ricavarne profitto. Una di questa è la Rocchetta.

 
icon for podpress  Domande: Il caso della Toscana; il raggiro delle regole; esempi italiani positivi; le multinazionali dell'acqua. Risponde Marco Bersani di ATTAC. Intervista a cura di V. Vella. [12:01m]: Play Now | Download
by
Tags:, , , , , , , , , ,

Leave a Reply