Iran: le elezioni senza campagna elettorale

Vincono le forze del presidente Mahmud Ahmadinejad alle elezioni per il Parlamento iraniano. La politica del paese si sposta sempre più a destra, e oggi la competizione più accesa è quella tra le due ali opposte del conservatorismo sciita. Sullo sfondo di queste elezioni, una campagna elettorale praticamente inesistente e una popolazione che si sente sempre meno rappresentata dai politici.

Il 14 marzo i cittadini iraniani sono stati chiamati al voto per rinnovare il Parlamento. Ha vinto l’ala dei conservatori legati alla presidenza attuale. I risultati di questa sfida aprono anche lo scenario per le presidenziali del prossimo anno, ” Ahmadinejad, che oggi ha vinto in Parlamento, dovrà fare i conti con l’ala del conservatorismo tradizionale”, spiega il giornalista iraniano Bijan Zarmandili, ” La dialettica politica iraniana si è spostata a destra, assistiamo a uno scontro tra le due ali dei conservatori, quella che ha vinto in queste elezioni e quella invece che è legata al clero sciita tradizionale del paese. La forza riformatrice invece, pur perdendo, ha confermato la propria presenza sulla scena politica”.
Le elezioni si sono svolte in un contesto elettorale non propriamente limpido, come hanno osservato anche gli stessi osservatori iraniani, c’è stata una censura pesante nei confronti dei candidati riformisti e si è parlato di episodi di broglio elettorali in diversi seggi, soprattutto fuori dalla capitale.

Il fatto più preoccupante di queste elezioni, è stata la mancanza di contenuti, l’assenza di una vera e propria campagna elettorale, come ha detto Zarmandili: ” Non ci sono stati dei temi fondamentali al centro dei programmi delle forze che si presentavano alle elezioni, non si è parlato né della crisi economica né della crisi politica. Eppure la crisi economica si sta accentuando, e l’Iran non riesce a mettere in piedi una politica economica in grado di rispondere alle esigenze della popolazione, al forte grado di disoccupazione e all’inflazione, ma le parti politiche non hanno affrontato questa questione. Idem per la politica estera, i candidati non hanno detto niente a riguardo, nonostante la situazione si faccia ogni giorno più delicata, a causa non solo dei difficili rapporti con l’ Iraq, l’Afghanistan e il Pakistan, ma anche dell’equilibrio precario che si sta creando con i paesi del Golfo Persico, un’alleanza giovane, che deve ancora essere messa alla prova da fatti concreti: un eventuali crisi con gli Stati Uniti ad esempio, o al contrario un riavvicinamento con gli Usa, potrebbero minare l’equilibrio tra Iran e paesi del Golfo Persico. Fondamentalmente non c’è stata una campagna elettorale”.

Insomma, le esigenze della popolazione sono molto sentite tra i cittadini ma poco trattate dai politici. Non solo. l’istituzionalizzazione dei valori religiosi paradossalmente sta allontanando la popolazione dai valori etici e spirituali. La teocrazia sembra avere creato uno scollamento tra popolo iraniano e religione. Una realtà facilmente verificabile, basti leggere le statistiche sulla società iraniana, che riportano tassi sempre più alti di tossicodipendenza, prostituzione, etc…

L’intervista a Bijan Zarmandili, a cura di Khaldoun, sarà inserita nella prossima puntata di Scirocco, dedicata alla questione iraniana. La trasmissione sarà disponibile da sabato mattina all’indirizzo “scirocco.amisnet.org”.

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