Etiopia: i punti oscuri della megadiga Gibe III
A cura di Valentina Vella • 25 Marzo 2008
Se ultimato, sarà il più grande impianto idroelettrico della storia dell’Etiopia: si chiama Gilgel Gibe III ed è una megadiga finanziata con i soldi italiani della cooperazione allo sviluppo. Un progetto che non solo non svilupperà l’Etiopia ma che anzi avrà un pesante impatto ambientale e sociale. Tanti i punti ancora oscuri di questa gigantesca operazione finanziaria che vede l’Italia in prima fila. Alta 240 metri e con un bacino di 150 km di lunghezza, Gibe III sbarrerà il fiume Omo, provocando l’inondazione di un canyon e l’alterazione, a valle, del corso del fiume. Se tutto procede secondo i piani, l’opera sarà completata in una zona in cui risiedono circa 45 popolazioni diverse, tutte legate ad un’agricoltura di sussistenza che si basa proprio sul flusso del fiume. Per loro l’alterazione del fiume Omo significa una sicura minaccia per la sicurezza alimentare.
I lavori sono iniziati lo stesso nel 2006. Ad aggiudicarsi l’opera di costruzione è stata la Salini Costruttori spa, ditta italiana che ha previsto un costo di 1,5 miliardi di euro. Al suo fianco, secondo quanto prevede il contratto, ci sarà l’Eepco, ente nazionale etiope per la gestione dell’energia elettrica. Ma anche intorno alla realizzazione del progetto e all’affidamento dei lavori le anomalie non mancano. Tra queste il fatto che il contratto sia stato firmato senza alcuna gara d’appalto, ma attraverso una trattativa diretta conclusasi con la “vittoria” della Salini spa.
Un’anomalia che si era presentata anche per la già ultimata diga Gibe II, opera realizzata 150 km più a Nord, sempre con la cooperazione italiana e per il quale la procura di Roma ha aperto un’inchiesta. In quel caso a far partire le indagini erano stati proprio i dubbi sull’avvio di un progetto tecnicamente controverso e sul suo finanziamento mediante fondi pubblici allo sviluppo. Il Gibe II è stato costruito grazie ai crediti d’aiuto allo sviluppo concessi dal Governo italiano per un valore di 220 miliardi di euro. Stanziati nonostante il parere negativo del nucleo di valutazione tecnica del Ministero degli Affari esteri e del Ministero delle Finanze, i fondi sono andati a coprire le spese di costruzione del gigantesco progetto, i cui lavori sono stati affidati anche in questo caso senza alcuna gara d’appalto. Come se non bastasse il finanziamento è partito a soli tre mesi dall’annunciata cancellazione del debito all’Etiopia, per un valore complessivo di 332 miliardi di euro.
Perché questo non si ripeta con il Gibe III, per il quale mancano ancora gli utlimi finanziamenti che potrebbero arrivare dalla Banca europea pe gli investimenti, la rete di Ong che compongono la coalizione europea Counter Balance chiede proprio alla BEI di non fornire questi prestiti per la costruzione della diga. Una diga che appunto si serve di finanziamenti per la cooperazione allo sviluppo ma non per creare sviluppo bensì per rallentarlo: le popolazioni locali del Sud dell’Etiopia infatti dovranno subire gli impatti ambientali negativi di quella construzione senza però avere in cambio alcun vantaggio visto che tutta l’energia elettrica prodotta dalla diga - dicono - verrà esportata in Kenya.




Dal sito della Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, tutte le informazioni in merito alla BEI.
CHE COS’E’.
La Banca europea per gli investimenti (BEI) è stata istituita nel 1958 nell’ambito del Trattato di Roma, che sancisce la nascita dell’Unione Europea. Sorta per garantire il finanziamento delle opere infrastrutturali nei paesi membri dell’UE e per sostenere le aree meno sviluppate dell’Unione, la BEI è divenuta nel tempo la più grande istituzione finanziaria del pianeta.
Con un portafoglio annuale di 45,8 miliardi di euro (dati 2006), la BEI eroga un volume annuale di prestiti pari a quasi il doppio di quello della Banca mondiale.
La BEI, pur essendo soggetta alla legislazione ed ai trattati europei, ha uno statuto che le riconosce una personalità giuridica, finanziaria ed amministrativa autonoma. L’ambiguità del suo statuto e l’indipendenza che le viene garantita da altre istituzioni europee rendono le sue operazioni molto difficili da controllare, tenuto in considerazione il fatto che è l’unica istituzione finanziaria internazionale a non aver ancora adottato standard e protocolli che regolino in maniera vincolante le sue operazioni.
In qualità di istituzione dell’UE, il suo ruolo dovrebbe essere quello di sostenere il perseguimento degli obiettivi europei, mettendo a disposizione capitali finanziari per investimenti di lungo termine.
Le sue priorità sono la sicurezza energetica, l’integrazione regionale e la promozione del settore privato.
CHE COSA FA
La BEI eroga prestiti ai paesi membri dell’Unione Europea, a quasi 140 paesi extraeuropei e direttamente a società private. La BEI presta ai paesi europei sulla base del suo mandato statutario, mentre le operazioni di investimento esterne sono regolate da diversi accordi comunitari. In passato la BEI era responsabile dello sviluppo delle infrastrutture europee nel settore dei trasporti, dell’energia e dell’industria, ma oggi la sue operaziono sono orientate soprattutto alla sicurezza
energetica ed al sostegno al settore privato.
La BEI dispone di diversi strumenti finanziari, attraverso i quali sostiene progetti sulla base di criteri che variano in relazione alla regione ed al settore di intervento:
Prestiti individuali finalizzati al sostegno di progetti specifici nel settore pubblico e in quello privato, incluse le attività bancarie.
Prestiti globali linee di credito fornite and intermediari (banche, compagnie di leasing, ecc.) per l’erogazione di presiti di piccolo taglio, fino a 25 milioni di Euro, ad enti locali e piccole e medie imprese. Le attività di venture capital della BEI sono gestite nell’ambito del Fondo Europeo di Investimento.
Structured Finance Facility sono prestiti e garanzie di sostegno a progetti con un alto profilo di rischio, in particolare grandi infrastrutture, che la BEI sembra incoraggiare attraverso un’ampia disponibilità di credito.
COME FUNZIONA
Gli azionisti della BEI sono i 27 paesi membri dell’Unione Europea che assicurano il capitale della banca in misura proporzionale al loro peso economico all’interno dell’UE. Nel 2004, contestualmente all’ingresso nell’Unione di nuovi dieci paesi, il capitale della BEI è aumentato a 163.654 miliardi di euro. Gli organi decisionali e direttivi della banca sono i seguenti:
Il Consiglio dei Governatori: costituito dai ministri degli Stati Membri (di solito ministri delle Finanze, Economia, Tesoro). Ha il compito di definire le politiche della Banca.
Il Consiglio Direttivo: costituito da 28 Direttori, uno per ogni Stato Membro, un rappresentante della Commissione Europea e 18 sostituti nominati dal Consiglio dei Governatori. Ha il compito di approvare i progetti.
Il Comitato Esecutivo: opera a Lussemburgo sotto l’autorità del Presidente. I suoi membri sono designati dai governatori della Banca. Ha il compito di assicurare la gestione ordinaria della banca e di proporre al Consiglio Direttivo i progetti da approvare.
Il Consiglio dei Revisori: costituito da tre membri e tre osservatori, è designato dai governatori con un mandato triennale.
IL RUOLO DELL’ITALIA
L’Italia è uno dei paesi che pesano di più all’interno della BEI in quanto detiene, insieme a Francia, Germania e Inghilterra, il 16,1% del capitale. E’ rappresentata nel Consiglio dei Governatori dal ministro dell’Economia e delle Finanze e, nel Consiglio dei Direttori, da un rappresentante nominato dallo stesso ministero.
LE OPERAZIONI DELLA BEI FUORI DALL’UNIONE EUROPEA
La BEI è oggi uno dei principali finanziatori di progetti di sviluppo al mondo, con circa il 13% del suo portfolio annuale (5,9 miliardi di Euro) , di prestiti erogati fuori dall’UE.
A dicembre del 2006 la banca ha ricevuto dal Consiglio dell’UE un nuovo mandato valido fino al 2013, che prevede un incremento delle risorse destinate al finanziamento esterno pari a 7 miliardi di euro, portando la dotazione totale a 27,8 miliardi di euro per il periodo 2007-2013. Inotre nel quadro dell’Accordo di Partenariato di Cotonou 2008-2013 con l’Africa, i Caraibi ed il Pacifico (ACP), la BEI potrà prestare fino a 3,5 miliardi di euro provenienti dal budget dell’Unione europea e fino a 3,7 miliardi di risorse proprie. E’ evidente che con il nuovo mandato la BEI ha assunto un ruolo chiave nelle politiche di sviluppo. Tuttavia il rischio che le sue operazioni generino seri danni ambientali e sociali è estremamente alto. Nei prestiti erogati all’interno dell’UE queste preoccupazioni sono in parte attenuate dall’esistenza di una legislazione europea che, al contrario, non si applica per tutte le operazioni finanziarie extra UE.
Nonostante alcuni recenti miglioramenti delle politiche di trasparenza, ottenere informazioni rilevanti ed in tempi utili dalla banca è ancora molto difficile.
Nelle sue operazioni spesso la BEI non agisce in coerenza con gli obiettivi europei di promozione dello sviluppo sostenibile, di protezione dei diritti umani, di lotta al cambiamento climatico e di conservazione della biodiversità. La BEI sostiene progetti in paesi e regioni dove esistono gravi limitazioni della libertà di espressione e dell’esercizio dei diritti civili e politici che impediscono alla popolazione locale di esprimere preoccupazione o disaccordo con i progetti, o partecipare
alla loro pianificazione e realizzazione. Inolte non esiste un meccanismo di ricorso vincolante per i cittadini non europei.
LA BEI E L’AMBIENTE: UN BINOMIO FALLIMENTARE
Nonostante la BEI abbia recentemente compiuto alcuni passi avanti, fra i quali l’adozione dei “Principi europei per l’Ambiente” le sue politiche ambientali e sociali sono ancora lontane dall’essere esaustive ed avere carattere operativo. Al contrario di altre Istituzioni Finanziarie Internazionali quali la Banca Mondiale Mondiale e la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS), la BEI non ha adottato politiche chiare che garantiscano efficacemente la protezione dell’ambiente e delle comunità coinvolte. Le politiche di salvaguardia ambientale e sociale sono strumenti fondamentali, se applicate in maniera appropriate, per mitigare gli impatti o escludere dal finanziamento progetti devastanti.
La BEI ha pubblicato quattro documenti relativi alle sue politiche e procedure ambientali:
· La Dichiarazione ambientale (Environmental Declaration, 2004)
· Le Procedure Ambientali (Environmental Procedures, 2002)
· La Dichiarazione sui Principi Europei per l’ambiente (Declaration on European Environmental Principles, 2006)
· Il manuale interno sulle procedure ambientali e sociali (Environmental and Social practices Handbook, 2007)
I primi tre documenti fanno riferimento esclusivamente a principi generali e non contengono alcuna procedura operativa. Il manuale sulle procedure ambientali e sociali descrive il processo di valutazione dei progetti ed elenca i riferimenti legislativi internazionali, gli standard e le convenzioni utilizzate nei diversi settori, inclusi gli aspetti ambientali. Il documento è caratterizzato dalla mancanza di chiarezza e soprattutto dall’assenza di criteri precisi e vincolanti per la valutazione dei progetti.
L’assenza di un ruolo significativo nel processo di Valutazione di Impatto Ambientale, impedisce alla BEI di raccogliere tutte le informazioni necessarie a prendere in considerazioni eventuali alternative possibili in direzione di una maggiore sostenibilità e salvaguardia ambientale.
La struttura delle operazioni BEI appare piuttosto orientata alla soddisfazione dei suoi clienti che alla tutela del pubblico interesse. Questa pratica è incoerente con il suo statuto che, in qualità di istituzione pubblica europea, impone un esplicito mandato a promuovere gli obiettivi dell’Unione. Infatti, l’impegno proattivo della banca nella protezione dell’ambiente è minimo, la maggior parte dei finanziamenti erogati dalla BEI non sostengono tecnologie verdi ed innovative.
Nonostante la BEI riconosca il problema del cambiamento climatico e si dichiari pronta ad affrontare il problema, finanzia ancora progetti che contribuiscono in maniera significativa a cambiare il clima, come ad esempio tutte le operazioni nel mercato del combustibile fossile, inclusi oleodotti e centrali a carbone.
Inoltre si deve rammentare che il responsabile della BEI, incaricato di istruire la valutazione dei progetti tenendo conto degli aspetti economici, tecnici, finanziari ed ambientali, è generalmente un ingegnere o un economista del dipartimento progetti della banca, con specifiche competenze settoriali. Recentemente questo dipartimento ha visto la nascita di tre nuovi organismi che dovrebbero occuparsi delle questioni ambientali: l’Unità per lo Sviluppo Sostenibile, il Gruppo di Valutazione Ambientale ed il Comitato Ambientale. L’istituzione dei tre organismi è avvenuta, però, utilizzando lo staff già esistente e senza aggiungere alcuna competenza specifica.
L’esiguità delle risorse umane con specifiche competenze ambientali, non è proporzionale al volume delle operazioni, ciò comporta che le valutazioni sulle variabili ambientali sono incomplete e spesso superficiali.
Anche la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) sembra essere un esercizio di stile piuttosto che un reale strumento di valutazione. La BEI, infatti, può approvare i progetti anche prima del completamento della VIA e la responsabilità di eseguirla viene demandata al promotore, così come la garanzia che le clausole ambientali in essa contenute vengano rispettate. Uno schema debole, se si considera che l’Unità di Valutazione delle Operazioni esegue solo valutazioni a posteriore su un numero limitato di progetti.
Un discorso a parte merita il settore dei trasporti, uno dei principali responsabili del degrado ambientale. Tra il 1996 ed il 2005 la BEI ha investito 112 miliardi di euro, di cui più della metà nel trasporto stradale ed aereo. Nello stesso periodo la BEI ha prestato 16 miliardi di Euro all’industria aerea per l’espansione degli aeroporti e la costruzione di velivoli. Per comprendere questi dati, basti pensare che il volume totale di emissioni di CO2 dei progetti di espansione degli aeroporti di Heathrow e Schipol , finanziati dalla BEI, in funzionamento a pieno regime, superano le emissioni nazionali di alcuni paesi quali la Svizzera, la Norvegia, l’Irlanda e la Slovacchia.
Nei paesi extra-europei la BEI gioca un ruolo rilevante nel settore estrattivo nonostante le devastanti conseguenza ambientali. In Zambia tra il 2000 ed il 2006 l’81% degli investimenti BEI è andato a progetti minerari. Diversi studi hanno dimostrato che le miniere finanziate dalla BEI hanno causato inquinamento dell’aria, contaminazione di sorgenti e falde acquifere.
Per quanto riguarda i progetti idroelettrici, la BEI li colloca nella categoria delle energie rinnovabili definendoli progetti di energia verde, nonostante gli enormi impatti sull’ecologia e sulle comunità locali che essi comportano. Nel 2005 la BEI ha finanziato il progetto Idroelettrico di Nam Theun in Laos. L’opera è menzionata come un contributo allo sviluppo sostenibile nei paesi partner dell’UE, ma purtroppo avrà conseguenze molto gravi sulla vita di decine di migliaia di persone, comportando lo spostamento di 6200 indigeni e l’alterazione di un ecosistema dal quale dipende la vita di 120-150 mila persone.
Cosa fare per riformare l’impatto ambientale della BEI
· La BEI deve adottare un’insieme coerente di politiche ambientali e sociali traducendole in procedure operative vincolanti basate sulla legislazione Europea e sulle convenzioni internazionali siglate dall’UE. Tali procedure operative devono identificare chiaramente quali standard i diversi attori coinvolti in ogni operazione devono seguire e gli strumenti che consentono di verificarne il rispetto durante l’esecuzione di un progetto.
· La BEI deve stabilire meccanismi efficaci per il monitoraggio, la supervisione ed il controllo del rispetto delle clausole ambientali contenuti nella VIA durante la fase di implementazione dei progetti. Inoltre, la VIA deve diventare parte integrante e imprescindibile del processo di valutazione che precede l’approvazione ufficiale dei progetti da parte del Consiglio d’Amministrazione della banca.
· La BEI deve dotarsi di personale con competenze ambientali specifiche ed adeguate e provvedere ad aggiornare il personale per garantire un’attenzione di alto livello sui temi ambientali.
· La BEI deve garantire che i progetti finanziati contribuiscano allo sviluppo sostenibile e deve interrompere il sostegno a quei progetti che sono in chiara contraddizione con l’approccio dello sviluppo sostenibile e gli obiettivi di riduzione della povertà, ovvero:
- progetti che implicano un degrado degli ambienti naturali o uno sfruttamento distruttivo delle risorse;
- progetti che prevedono la produzione di sostanze bandite o dichiarate fuori produzione;
- progetti minerari che non sono in linea con la World Bank Extractive Industries Review;
- grandi dighe che non sono in linea con le raccomandazioni della World Commission on Dams;
- progetti di sostegno all’estrazione e la distribuzione degli idrocarburi fossili;
- le centrali nucleari;
- i progetti di sostegno al trasporto aereo;
- i progetti industriali di vasta scala;
[...] per proteggere le popolazioni locali e l’ambiente. Non è andata così nemmeno nel caso di GIBE III la gigantesca diga etiopica la cui costruzione è affidata all’italiana Salini, senza alcuna [...]