Radioline: Dignità callejera

Radioline – di cosa parlano le radio nel mondo

 Radio Insorgente, 100.1 FM, Chiapas – Messico 

“Sono 16 anni che lavoro per le strade di Città del Messico. Lo faccio per necessità e per necessità ho imparato a difendermi”. In diretta dal Chiapas Radio Insurgente dedica il suo appuntamento con l’approfondimento settimanale alla prostituzione. A parlarne ai microfoni della radio zapatista è Krisna, nome di battaglia di un attivista del collettivo Brigada Callejera che da anni lotta per i diritti dei lavoratori e lavoratrici della strada. “Da sempre siamo esposte al rischio della violenza, ma quello che veramente ci assilla sono le detenzioni arbitrarie e le estorsioni praticate dalla polizia. È una cosa normale che le pattuglie chiedano una percentuale sui nostri guadagni minacciandoci con l’arresto. Ogni pretesto è buono per caricarti sulla camionetta e rinchiuderti in una cella fino a 36 ore di detenzione”. Nata con l’idea di costruire una rete tra le diverse città e stati del Messico, la Brigada Callejera è oggi una realtà consolidata. Molte le donne e i transessuali che vi fanno parte e tanti i progetti all’attivo. Tra quelli più apprezzati la creazione di cliniche autogestite, una proprio a Città del Messico, per garantire il pap test e l’analisi del sangue a chi le richieda. “Quello che vogliamo è ottenere gli stessi diritti di tutti i lavoratori” spiega Krisna scagliandosi contro una proposta di legge sulla prostituzione recentemente presentata al parlamento di Città del Messico. “Vorrebbero creare zone di tolleranza dove rinchiuderci, imporci test clinici con l’obbligo di esibire i risultati e intanto non fanno nulla per porre fine alla brutalità della polizia, per rompere la rete di estorsione che ci opprime”. Krisna ricorda poi che se le torture sono diminuite e le detenzioni non sono più di due mesi come accadeva in passato è anche grazie alle lotte portate avanti nel corso degli anni. “Non è la protezione che cerchiamo ma la di dignità. L’8 marzo è una festa del governo, ma noi non abbiamo niente da festeggiare. Festeggiare per una donna discriminata, perseguitata e violentata come accaduto a Salvador Atenco?”

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