UE: 3700 uomini in Ciad e Repubblica Centrafricana

Fonte: Lettera22. Articolo scritto da Irene Panozzo il 30/01/2008

EUFOR, PEACEKEEPING EUROPEO IN CIAD

Il Consiglio dei ministri degli esteri dell’Unione Europea ha approvato lunedì l’invio di una missione di peacekeeping di 3700 uomini in Ciad e Repubblica Centrafricana, chiamata Eufor. Che rischia però di trovarsi a gestire una situazione difficile

Un contingente militare di pace di 3700 uomini, in larghissima maggioranza francesi, per “proteggere il personale dell’Onu”, agevolare “l’ingresso degli aiuti umanitari” e contribuire a “mettere in sicurezza” le regioni orientali di Ciad e Repubblica Centrafricana (Rca), che confinano con il Darfur sudanese, proteggendo i campi profughi e sfollati. È questo il compito che spetterà nei prossimi dodici mesi all’Eufor Ciad-Rca, la forza di pace dell’Unione Europea che lunedì il Consiglio dei ministri degli esteri della Ue ha definitivamente approvato e di cui farà parte anche un contingente italiano di circa cento uomini.

Una missione pianificata da tempo e più volte rimandata per le condizioni estremamente fragili degli equilibri politici sul terreno, soprattutto nel Ciad orientale. Ma che ora può partire, con grande soddisfazione della Francia di Sarkozy e del suo ministro degli esteri Bernard Kouchner. Che appena arrivato al Quai d’Orsay, la scorsa primavera, aveva subito lanciato l’idea di una missione di pace che garantisse la sicurezza dei campi profughi e degli operatori umanitari, primo esempio della presunta nuova Françafrique sarkoziana, più centrata su diritti umani e multilateralismo che su accordi commerciali esclusivi e sostegno militare a presidenti poco o niente democratici, com’era stato da De Gaulle a Chirac.
All’epoca le reazioni dei diretti interessati, a partire dagli stessi Medici senza Frontiere di cui Kouchner è il fondatore, non erano state però positive. Il timore era che far scortare gli umanitari dai militari avrebbe potuto generare confusione agli occhi della popolazione locale, mettendo in pericolo invece che in sicurezza le operazioni di aiuto. La proposta francese è però andata avanti, accolta da Bruxelles e incardinata in una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, la 1778 del settembre scorso. Le perplessità espresse dalle grandi ong internazionali già a giugno sono però rimaste. Accresciute dalla situazione piuttosto caotica, anche dal punto di vista militare, che regna nell’est del Ciad. Dove, come nella vicina Rca, oltre all’esercito nazionale e a diversi gruppi ribelli che operano proprio nelle aree di confine con il Sudan, sono presenti anche una poco numerosa forza delle Nazioni Unite (la Minurcat, creata con la stessa risoluzione 1778) e – soprattutto – l’esercito francese.
Elemento imprescindibile del paradigma della Françafrique vecchia edizione la presenza militare francese in alcuni basi africane d’importanza strategica non è mai venuta meno. Uno di questi tasselli è sempre stata N’djamena, l’ex Fort Lamy coloniale. Dal 1986, con l’inaugurazione dell’operazione “Epervier”, la presenza militare nel paese è diventata più consistente. I soldati di Parigi servivano a difendere il regime di Hissène Habré dalle mire espansionistiche della Libia di Gheddafi. Ma sono stati poi usati nel 1990 per aiutare Idriss Déby, tutt’ora presidente, a prendere il potere. L’Epervier è ancora lì, con poco più di mille uomini ma con un’importante forza aerea: squadriglie di Mirage F1, aerei ed elicotteri da trasporto, approvvigionamento e ricognizione. Che sono stati usati spesso, negli ultimi due anni, contro i ribelli che hanno mosso guerra contro il regime di N’djamena. Partendo proprio dal Darfur e dall’est del Ciad, dove ora l’Eufor sarà dispiegata.
I timori che qualcosa possa andare storto per la missione di peacekeeping della Ue non sono quindi così infondati. Anche perché negli ultimi mesi i gruppi ribelli ciadiani hanno a più riprese avvertito che non accetteranno presenze militari che prendano le parti del governo di Déby. E nonostante le assicurazioni di Parigi, che ha ribadito che l’Eufor sarà neutrale e che non ha nulla a che vedere con l’operazione “Epervier”, il fatto che la forza della Ue sarà formata soprattutto da militari francesi non sembra deporre a favore della chiarezza e della buona riuscita della missione. Certo, le insegne saranno diverse, come anche il mandato. Ma non sono cose che si vedano da lontano diversamente dalle uniformi, uguali, e dal fatto che entrambe le forze opereranno nella stessa zona.
La prima proposta concreta fatta dalla nuova amministrazione francese per rivoluzionare i suoi rapporti con l’Africa rischia quindi di arenarsi nel retaggio del passato. Che in realtà lo stesso Sarkozy non ha mai realmente sconfessato. Rimanendo, per quel che riguarda l’Africa, molto più nel solco dei suoi predecessori di quanto lui stesso non sia forse disposto ad ammettere.

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