Sentenze troppo severe: il filo che unisce i processi alle lotte sociali, il 2 febbraio in piazza a Cosenza

repressioneDai 2 anni e 6 mesi ai sei anni, in tutto 50 anni di pena. In più, per tutti, misure di sicurezza, vale a dire libertà vigilata per periodi che vanno da uno a tre anni, in totale 26. Questa la richiesta del Pm Fiordalisi nel processo di Cosenza per i 13 imputati legati ai fatti di Genova 2001 e del Global Forum di Napoli. Diversi i capi di accusa, tra cui associazione sovversiva al fine di impedire l’esercizio delle funzioni del Governo italiano.

Il processo di Cosenza è il secondo più significativo circa i fatti legati alla protesta contro il G8 del 2001. Le due vicende sono legate e, a dimostrarlo, l’accusa avanzata ai 24 manifestanti condannati a Dicembre, a Genova, a 110 anni, vale a dire associazione sovversiva, associazione a delinquere e associazione sovversiva al fine del sovvertimento dello stato italiano attraverso la devastazione e sacccheggio di Napoli, prima, e Genova poi.

Come accaduto per il processo dei 25 a Genova, anche per quello di Cosenza si è ormai giunti alla fine. Tra difese e verdetto finale, insomma, mancherebbero ancora un altro paio di mesi alla sua conclusione definitiva. “I processi ai manifestanti procedono più velocemente di altri – spiega Simone del Supporto legale – mentre quelli connessi agli abusi e ai reati delle forze dell’ordine nel 2001 hanno tempi ben più lunghi, a causa dei testi e volontà dei giudici. Quello di Bolzaneto si concluderà probabilmente in estate, mentre quello alla Diaz non prima di settembre”.

I dubbi e gli interrogativi sono anche questa volta legati al perché della severità della pena avanzata dal Pm al giudice, in un iter già da subito pieno di contraddizioni. La richiesta del Pm Fiordalisi si baserebbe, infatti, non su fatti dimostrati ma, sostanzialmente, su intercettazioni telefoniche, ambientali e multimediali, senza alcun riconoscimento effettuato dai testimoni direttamente in aula. Anzi, i testimoni di accusa più importanti per la procura di Cosenza sono proprio alcuni dei militari e funzionari tutt’oggi indagati per falsa testimonianza relativamente all’inchiesta a margine del processo alla Diaz e ai 25 manifestanti. Tra questi, i carabienieri che fecero la carica in via Tolemaide, ma anche il capitano dei carabienieri Antonio Bruno, il funzionario di polizia Mondelli ed un tenente dei carabienieri. In particolare, un altro dei prinicpali accusatori, l’ex capo della digos Mortola, oggi vicequestore a Torino, è imputato al processo Diaz ed è anche indagato, a margine di quel processo, per l’inchiesta sulla falsa testimonianza dell’ex questore Colucci. Inchiesta che ha tra gli indagati anche il noto a tutti ex capo della polizia De Gennaro, recentemente nominato dal Governo Commissario straordinario per lo smaltimento dei rifiuti a Napoli.

A tutto questo, si uncisce anche un iter giudiziario “piuttosto bizzarro – ci spiega ancora Simone – perché la procura di Cosenza è stata l’unica ad aver dato credito ad informative Ros già archiavate da altre procure”.

La vicenda giudiziaria di Cosenza ce ne ricorda dunque molte altre. Quella di Genova, conclusasi a dicembre. Ma anche quella di due giorni fa, a Firenze, dove la Corte ha condannato a 7 anni i 13 attivisti pacifisti che nel maggio del ’99 protestarono contro la guerra nei Balcani. Acccusa: resistenza aggravata. Vicenda giudiziaria singolare e preoccupante perché in questo caso il giudice ha sentenziato pene ben più larghe di quelle avanzate dal Pm.

Ed infine domani, 31 gennaio, inizia il processo per i 39 attivisti romani accusati di rapina per i fatti legati alla giornata di mobilitazione contro la precarietà e per il diritto ad un reddito garantito che sivolse a Roma il 6 novembre del 2004. In solidarietà agli imputati, è in programma, proprio domani a Roma un presidio di solidarietà davanti al Tribunale di Piazzale Clodio; presidio al quale seguirà una conferenza stampa in cui il movimento romano presenterà la manifestazione di Cosenza.

Tutte vicende legate, dicevamo, dal filo nero dell’accanimento giudiziario che mira a sopprimere e sfiancare le lotte sociali nel nostro Paese, attraverso il restringimento delle sacrosante libertà indivduali e di protesta collettiva. Contro questo tentativo, i movimenti di lotta di tutta Italia danno appuntamento il 2 febbraio a Cosenza per una manifestazione nazionale promossa dal coordinamento “Liberi tutti”.

Indirizzi utili: www.cosenza2febbraio.org / www.supportolegale.org

Per info su pullman e treni: http://www.cosenza2febbraio.org/index.php?page=autobus

Per adesioni e info: liberitutti@inventati.org

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GENOVA 2001 – COSENZA 2008
SETTE ANNI DI VERGOGNE

Sabato 2 febbraio 2008
MANIFESTAZIONE NAZIONALE
Contro la repressione, per le libertà,
per la giustizia sociale

Concentramento ore 14.30 in P.zza Zumbini

Dalle 20.00 a Piazza Arenella in concerto:
Zion Train (Dub Reggae from UK)
Bunna outta Africa Unite (DJ Set)
Gente Strana Posse
Torre Reggae

APPELLO ALLA MOBILITAZIONE del coordinamento Liberi tutti.

Erano passati pochi giorni dalla manifestazione di un milione di persone contro la guerra in Iraq che aveva concluso il Forum Sociale Europeo di Firenze, una delle più importanti esperienze di partecipazione democratica realizzate nel nostro paese.

La notte del 15 novembre 2002 venti persone che erano state fra gli organizzatori di quel Forum furono arrestate dai reparti speciali dei ROS e dei GOM. Ad altri cinque furono notificati gli arresti domiciliari. Quarantatre persone finirono indagate nel filone di inchiesta. Le irruzioni di uomini armati fino ai denti e con il volto coperto terrorizzarono molte famiglie a Cosenza, Napoli e Taranto.

Tredici persone furono rinviate a giudizio, accusate di aver voluto “sovvertire violentemente l’ordine economico costituito nello stato” per essere stati fra gli animatori delle grandi manifestazioni di popolo in occasione del vertice OCSE di Napoli e del G8 di Genova nel 2001.

Quel processo, iniziato il 2 dicembre 2004 presso la Corte di Assise di Cosenza, è alle sue battute finali. La requisitoria del Pubblico Ministero è prevista per il 24 gennaio, e poco dopo sarà emessa la sentenza.

Solo un mese fa il Tribunale di Genova ha comminato più di un secolo di carcere a ventiquattro manifestanti. Sono stati inflitti fino a 11 anni di carcere utilizzando reati da codice di guerra come l’accusa di “devastazione e saccheggio”.

Al contrario, nessuno ha pagato per le inaudite violenze compiute dalle forze dell’ordine sui manifestanti a Genova, giudicate da Amnesty International la più grave violazione dei diritti umani in Europa dal dopoguerra.

Nessuno dei dirigenti responsabili ha dovuto rendere conto degli errori ed orrori commessi: al contrario, sono stati tutti promossi. I processi per la macelleria della Diaz e le torture a Bolzaneto si avviano alla prescrizione per decorrenza dei termini. L’omicidio di Carlo Giuliani è stato archiviato senza un processo. Il Parlamento ha respinto la richiesta di istituzione di una Commissione di Inchiesta. Al contrario, gli imputati di Cosenza rischiano pene severissime.

Ancora una volta c’è bisogno di difendere la dignità calpestata del nostro paese e le garanzie democratiche – nel sessantesimo della Costituzione. Una volta ancora bisogna pretendere verità e giustizia sui fatti di Genova, e difendere il diritto a costruire un “un altro mondo possibile”.

Il nostro paese è pieno di lotte, vertenze nazionali e locali, resistenze e proposte per i diritti umani, sociali, civili, politici, ambientali, per la difesa dei beni comuni, contro la guerra e il riarmo. L’attivismo civile e la mobilitazione sociale dovrebbero essere considerati una risorsa di questo paese.

Al contrario, questi conflitti finiscono sotto processo e tante persone rischiano di vedersi rovinata la vita per il loro impegno sociale. Crediamo sia necessario allargare la riflessione, la solidarietà e l’iniziativa unitaria di fronte ai segnali di una deriva securitaria e repressiva contro ogni forma di diversità e di dissenso.

Agli imputati di Cosenza viene contestato di essere protagonisti attivi del movimento altermondialista e delle lotte per il cambiamento, attività che viene quindi considerata sovversiva e cospirativa.

Questo processo riguarda perciò fino in fondo tutti coloro che credono doveroso impegnarsi per una società e un pianeta più giusti e che vogliono per tutti e per tutte il diritto ad agire, ad opporsi, a praticare e vivere alternative.

E’ tempo di tornare a Cosenza da ogni parte d’Italia, come facemmo il 23 novembre del 2002 protestando insieme a tutta la città.

Costruiamo insieme una nuova grande manifestazione a Cosenza sabato 2 febbraio per liberare chi è sotto processo da accuse inaccettabili.

DIFENDIAMO IL DIRITTO A VOLER CAMBIARE IL MONDO

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