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WSF 2008: il 26 gennaio contro la guerra e i suoi strumenti

A cura di Valentina Vella • 17 Gennaio 2008
 

guernica picasso contro la guerraNo alla guerra, no alle missioni militari e no agli strumenti e ai luoghi di guerra nel nostro Paese. Anche questa battaglia sarà protagonista del calendario italiano del World Social Forum 2008 con una serie di inziative concentrate nel Global Action Day del 26 gennaio. A promuoverle è l’insieme di associazioni riunite nel Patto permanente contro la guerra, in prima linea nell’appuntamento con circa una dozzina di azioni locali e regionali.

Prima fra tutte Vicenza con il movimento contro la base militare Dal Molin, reduce dalla breve occupazione di ieri della prefettura da parte di una trentina di attivisti che protestavano contro le intenzioni recentemente ribadite dal Presidente del Consiglio Romano Prodi di non opporsi al progetto militare statunitense. Ed anche in Sicilia, il 26 gennaio, si protesta contro i luoghi della guerra con un’azione intorno alla gigante base militare americana di Sigonella.

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Appello per il 26 gennaio del Patto permanente contro la guerra

26 GENNAIO 2008 GIORNATA NAZIONALE CONTRO LA GUERRA

E I SUOI STRUMENTI SUI NOSTRI TERRITORI

Il 26 gennaio è la data proposta dal Forum Sociale Mondiale per il Global Day of Action, ossia per iniziative in tutto il mondo contro la guerra, il liberismo, il razzismo e il patriarcato.

Per questa data, le reti e le organizzazioni che hanno promosso la manifestazione a Roma contro la visita di Bush e contro la politica militarista del governo Prodi il 9 giugno 2007, che ritengono scandalose le politiche di guerra sia se gestite da un governo di centrodestra sia di centrosinistra, e che, nell’Assemblea del 25 novembre, hanno dato vita al Patto permanente contro la guerra, propongono una giornata di iniziative coordinate in tutte le regioni d’Italia

Gli obiettivi di questa giornata di mobilitazione attengono al ritiro delle truppe italiane da tutti i fronti di guerra, la chiusura delle basi militari e e l’opposizione a che se ne costruiscano di nuove (a partire da Vicenza con il Dal Molin), la drastica riduzione delle spese di guerra e l’aumento delle spese sociali, la riconversione delle fabbriche d’armi e degli altri luoghi/strumenti di guerra, la smilitarizzazione dei territori, la revoca dell’accordo per la produzione e l’acquisto dei caccia F35.

Il 26 gennaio in Italia dovrà essere una giornata contro l’insieme della politica militarista del governo Prodi che ha imposto l’ulteriore aumento dei finanziamenti alle Forze armate (per un totale del 24% in due anni), alle missioni militari (a gennaio il governo presenterà il decreto per il rinnovo delle missioni in Afghanistan e negli altri teatri di guerra), alle basi e al complesso militare-industriale, e che include l’accordo militare Italia-Israele, l’embargo alla Palestina, l’adesione allo scudo missilistico USA, la nuova grande minaccia alla pace mondiale.

A tale scopo si propone una mobilitazione articolata con lotte sui territori a partire dai luoghi di guerra: basi militari, siti di assemblaggio dei nuovi armamenti, caserme e luoghi di partenza delle truppe, ambasciate, consolati e ministeri coinvolti nella guerra permanente.

Il potenziamento del movimento contro la guerra, che a Vicenza il 15 dicembre ha confermato la propria forza e il proprio solenne impegno ad impedire la costruzione della nuova base, si impone come esigenza cruciale in un momento in cui la guerra globale permanente coinvolge sempre più l’Italia e il suo governo, compartecipe delle scelte USA-NATO.

Lo scenario di guerra in Afghanistan, travisato con la menzogna della “missione di pace”, è ulteriormente peggiorato con il passaggio del comando NATO in mano italiana. I carri armati Dardo e gli elicotteri Mangusta partecipano attivamente ai combattimenti e fanno vittime civili al seguito dei bombardamenti USA e NATO. Noi vogliamo rompere questa complicità di guerra, e l’unica strada è quella di ritirare le truppe dall’Afghanistan e bocciare in Parlamento il rifinanziamento della missione. Ma anche negli altri teatri di guerra l’Italia è sempre più coinvolta: il processo di secessione del Kosovo dalla Serbia ripropone all’orizzonte una nuova devastante “guerra umanitaria”, mentre l’embargo alla Palestina, l’accordo militare Italia-Israele e il ruolo centrale dell’esercito italiano in Libano ci proiettano in fronti di guerra dove non siamo neutrali ma sempre in combutta con gli USA e i loro alleati. Infine, si aggravano di continuo le minacce di una catastrofica aggressione bellica nei confronti dell’Iran, da parte degli USA, di Israele e dei loro alleati.

Questa escalation di guerra invade e devasta i nostri territori, la nostra economia, la nostra politica sociale, la vita collettiva. Le spese militari sono aumentate a tutto danno delle le spese sociali, di quelle destinate al lavoro e al reddito dei settori popolari, mentre l’Italia è invasa e avvelenata da basi militari, porti nucleari, depositi di armi atomiche e di munizioni, poligoni di tiro e polveriere, aeroporti militari e ben 107 basi USA-NATO a cui il governo vorrebbe aggiungere il Dal Molin, la base di Novara (assemblaggio dei cacciabombardieri a Cameri ) e la triplicazione della base militare di Sigonella per l’installazione dei nuovi aerei Global Hawk da guerra senza pilota e del Radar globale previsto dallo Scudo missilistico USA. Dunque, la guerra permanente, mentre insanguina e devasta decine di paesi nel mondo, entra quotidianamente nelle nostre terre e nelle nostre città, ingigantendo derive securitarie, razzismi e xenofobie, repressione politica e sociale, riduzione drastica delle libertà.

Per tutto ciò vogliamo caratterizzare il 26 gennaio come una giornata contro i luoghi di guerra sui territori, a partire soprattutto da quelli dove le lotte sociali hanno già individuato gli obiettivi da smilitarizzare. Tra questi, in particolare le caserme e i luoghi militari in dismissione possono essere soggetti da subito alla riconversione ad usi civili, ad esempio in case per sfrattati e precari ed in ostelli per i richiedenti asilo, modo concreto anche per opporsi ai Cpt/lager per migranti.

La giornata del 26 gennaio viene organizzata anche in vista della manifestazione nazionale che il Patto permanente contro la guerra propone a Roma in coincidenza col voto in Parlamento sul rifinanziamento delle missioni di guerra, che dovrebbe tenersi nel periodo tra fine febbraio e prima parte di marzo.

Patto permanente contro la guerra

 
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