Kenya: ancora scontri, rimandata manifestazione contro Kibaki

Si sono già registrati in Kenya i primi scontri ed i primi interventi repressivi da parte delle forze di polizia e dell’esercito a danno dei manifestanti che avrebbero dovuto protestare oggi, nella Capitale Nairobi, contro la rielezione del presidente Kibaki. Secondo quanto si apprende dall’agenzia di stampa Reuters, l’opposizione avrebbe però “cancellato la marcia, vietata dal governo, nel tentativo di mettere fine agli scontri tra polizia e manifestanti”, posticipandola a martedì.”Metteremo fine al nostro incontro qui”, ha dichiarato sempre alla Reuters uno dei capi dell’ODM, William Ruto, che poi ha aggiunto: “Come Odm siamo persone pacifiche. Terremo un incontro pacifico l’8 gennaio”.

Antefatto, scenari attuali e futuri del Kenya. Intervista di V. Vella ad Irene Panozzo, giornalista di Lettera22

Lo scontro politico si conferma quindi particolarmente acceso vista la connotazione etnica volutamente portata avanti dai due candidati opposti. Connotazione della quale si è avuta ulteriore conferma, ieri, con l’accusa di “pulizia etnica” a danno dell’etnia Kikuyu, la principale nel Paese, lanciata dal Partito di Unità Nazionale (PNU) di Kibaki al Movimento Democratico Arancione (ODM) di Odinga . L’accusa è stata subito respinta dall’ODM, che a sua volta ha accusato il Partito di Kibaki di genocidio e delle repressioni indiscriminate attuate, in questi giorni, dalle forze di sicurezza contro gli oppositori.

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Fonte: Lettera22 – Articolo di Irene Panozzo del 03/01/2008

 

KENYA, ACCUSE DI “PULIZIA ETNICA” E TENTATIVI DI MEDIAZIONE

Dopo il sangue dei giorni scorsi, ieri i riflettori si sono spostati sulla politica. Nel tentativo, caldeggiato dalla comunità internazionale, di trovare un compromesso politico tra Kibaki e Odinga. Ma la strada appare tutta in salita.

Dopo i giorni del sangue, ieri la crisi del Kenia ha vissuto una giornata di pausa. Tenendo il fiato sospeso per quanto potrebbe succedere oggi, giorno della manifestazione dell’opposizione, confermata nonostante il divieto del governo. Oltre che all’Uhuru Park di Nairobi, il Movimento democratico arancione (Odm) di Raila Odinga ha annunciato ieri che organizzerà dimostrazioni anche in altre città del paese. A partire da Mombasa, dove – avverte l’Unità della crisi della Farnesina – i turisti italiani presenti dovranno ricorrere a particolare prudenza.
In attesa del delicato appuntamento di oggi, ieri i riflettori si sono spostati sui luoghi della politica. Alla ricerca di un compromesso tra Odinga e il presidente Kibaki, dichiarato vincitore delle contestatissime elezioni del 27 dicembre. Ma la strada sembra tutta in salita. La prima mossa, non certo conciliante, è toccata a Kibaki. Che bocca dei suoi ministri ha accusato l’Odm di aver “pianificato, finanziato e orchestrato prima delle elezioni i ben organizzati atti di genocidio e pulizia etnica” ai danni dei kikuyu, l’etnia maggioritaria del paese. Un’accusa che i vertici dell’Odm hanno rispedito al mittente, sostenendo che a commettere un genocidio è stato il governo, che ha autorizzato le repressioni indiscriminate compiute dai corpi speciali di polizia ed esercito nei giorni scorsi.
A gettare un’ulteriore ombra sulla legittimità della vittoria di Kibaki sono giunte le dichiarazioni, riportate dal quotidiano Standard, del presidente della Commissione elettorale. Che dice di non sapere “se Kibaki ha vinto le elezioni” e di aver subito forti pressioni dall’entourage presidenziale per dichiararlo vincitore. Intanto, in quella che è apparsa come una mossa conciliante dopo i toni accesi della mattina, ieri pomeriggio Kibaki ha invitato i deputati dell’opposizione a un incontro alla State House, la residenza del capo dello stato a Nairobi, per cercare di avviare un dialogo.

Anche la diplomazia internazionale ha continuato ieri a cercare la via d’uscita dall’impasse politico. Il presidente del Ghana John Kufuor, presidente di turno dell’Unione Africana, è arrivato ieri sera a Nairobi per continuare il lavoro già iniziato martedì dall’ex presidente della Sierra Leone Ahmad Tejan Kabbah, capo della missione elettorale del Commonwealth. Kufuor incontrerà oggi Odinga e Kibaki, che però ieri in serata ha fatto sapere per bocca del suo portavoce che “il Kenia non è in guerra e non ha bisogno di mediatori”. Il dialogo rimane “aperto con tutti, ma le discussioni non significano una mediazione o un cessate-il-fuoco”.
Dichiarazioni che non sembrano lasciare molto spazio a un accordo politico per un governo di unità nazionale. Ma è in questo senso che vanno tutti gli appelli lanciati anche ieri. A partire da quello congiunto di Condoleeza Rice e del ministro britannico David Miliband, che hanno chiesto ai leader keniani di “dare prova di spirito di compromesso mettendo davanti a tutto gli interessi democratici del Kenia”. In una successiva intervista alla Bbc, Miliband ha aggiunto che il livello di irregolarità commesse “da entrambe le parti” nel processo elettorale è “inaccettabile”. Quindi, ha concluso, i leader keniani hanno “grandi responsabilità sia per quanto riguarda la violenza commessa da alcuni dei loro seguaci che rispetto alla necessità di trovare un terreno comune”. Una tesi condivisa anche dal quotidiano The Nation, che nell’editoriale di ieri ha ribadito che serve uno sforzo congiunto dei principali attori politici, “il cui duello per la presidenza ha incendiato tutto”.

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