Acqua: dal ’99 un fondo per finanziare consulenze pro privato

Sono oltre 400 mila le firme in calce consegnate dai movimenti per l’acqua alla legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua: punto cardine della manifestazione nazionale del 1° dicembre a Roma e alla quale sono attesi migliaia di partecipanti.

Un obiettivo, quello della risorsa idrica come bene comune, la cui realizzazione in questi anni continua ad essere ostacolata non solo dalle richieste di profitto di multinazionali e aziende di gestione ma anche dalla setssa Banca Mondiale che, nel 1999, ha creato un fondo per finanziare consulenze a favore della cessione al privato dei servizi idrici. Tra i provvedimenti della Banca Mondiale, rivolti a ottimizzare la gestione delle risorse idriche nei Paesi più poveri, c’è la Ppiaf, Public Private Infrastructure Advisory Facility. I fondi destinati alla Ppiaf dai Paesi donatori sono utilizzati per pagare consulenti che devono convincere l’opinione pubblica, la stampa, i sindacati, la società civile, che privatizzare il servizio idrico è meglio. Il Governo italiano proprio quest’anno ha coscienziosamente smesso di investire in questo programma.

L’Italia, insieme a Canada, Giappone, Francia, Regno Unito, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, Svizzera, Stati Uniti e la Banca asiatica per lo sviluppo, ha destinato alla Piaff oltre 100 milioni di dollari negli ultimi otto anni. Ma oggi il governo italiano ha deciso di ritirarsi dal fondo. Il 22 maggio, durante l’Assemblea dei membri donatori Ppiaf, la viceministra Patrizia Sentinelli ha ufficializzato la decisione dell’Italia di non fare più parte dei donatori Ppiaf e ha dichiarato che è necessario aprire una seria riflessione su una “questione così delicata come la privatizzazione dei beni comuni”.

Ne parliamo nella settima puntata del Contagocce, la rubrica di AMISnet realizzata quest’anno in collaborazione con il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.

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