COMMERCIO-EPA: Gli accordi Ue-Africa violano i diritti umani?
A cura di Francesco Diasio • 10 Ottobre 2007(IPS) L’apertura degli scambi commerciali tra Unione Europea e Africa rischia di violare i diritti umani fondamentali, sostengono alcuni attivisti. In base a una serie di accordi di libero scambio - gli Accordi di partnership economica (EPA) -, ai governi di Africa, Caraibi e Pacifico (ACP) si chiede di rimuovere la maggior parte delle tariffe previste sulle importazioni provenienti dall’Europa.
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Ma secondo la Federazione internazionale dei diritti umani (FIDH), gli EPA - la cui firma è prevista entro la fine dell’anno - potrebbero violare il diritto internazionale e ostacolare lo sviluppo dell’Africa.
La Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli del 1981 afferma che tutti i paesi del continente hanno diritto al loro sviluppo economico.
In un nuovo studio, FIDH sostiene che privare i paesi ACP - molti dei quali con strutture di bilancio già precarie - dei profitti vitali che provengono dalle imposte sul commercio potrebbe infrangere tale diritto. La spesa per sanità e educazione potrebbe risentirne.
Le bozze degli accordi presentate dalla Commissione Europea, ramo esecutivo dell’UE, prevedono anche la liberalizzazione dei servizi. La FIDH teme che questo possa mettere in pericolo l’accesso all’acqua, un diritto che dovrebbe essere garantito per tutti, secondo il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966.
Le precedenti esperienze di privatizzazione dell’acqua hanno comportato enormi danni per i poveri, sottolinea FIDH. Alla fine degli anni ’90, quando la gestione dell’acqua e del sistema fognario di Cochabamba, Brasile, è stato venduto a delle imprese straniere, il prezzo dell’acqua, fino ad allora trascurabile, è balzato al 20 per cento del reddito mensile familiare. Gli attivisti sostengono inoltre che i piccoli agricoltori, dovendo lottare per competere con i prodotti a basso costo importati dall’Europa, rischiano di non riuscire a nutrire le loro famiglie, e avere un sostentamento decente. Ciò minerebbe il diritto di libertà dalla fame, riconosciuto dalla Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948.



