Caso Alpi. La Procura chiede l’archiviazione. Cosa farà la commissione Esteri?

“Constatiamo con amarezza e preoccupazione che sull’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hovratin sembra preclusa ogni strada per l’accertamento della verità”. Così si sono espressi i senatori di “Insieme con l’Unione” in merito alla richiesta del pubblico ministero Franco Ionta di archiviare il caso sull’omicidio, avvenuto in Somalia nel 1994, della giornalista del Tg3 e del suo cameraman.
A cura di Iris. Ieri, infatti, durante un'audizione sul caso della commissione Esteri si è appreso che il pubblico ministero Ionta ha chiesto di archiviare definitivamente il caso Alpi-Hovratin, motivando l'iniziativa con l'argomento che uno almeno dei presunti esecutori è comunque in galera e che ai mandanti non è possibile risalire. Una dichiarazione che, se avallata anche dalla commissione, condurrebbe alla grave conseguenza di mettere definitivamente a tacere tutte le circostanze e le responsabilità legate al traffico di rifiuti tossici verso il paese africano emerse dal lungo e tormentato lavoro della precedente commissione d'inchiesta presieduta dall'on. Taormina che tralasciò di approfondire alcune ipotesi investigative che chiedevano di essere adeguatamente sviluppate alla luce degli elementi di novità emersi nel corso delle indagini.

"Ci pare doveroso sottolineare -continua la nota- che nel corso di tutti questi anni sono sorti ostacoli di ogni tipo nella ricerca della verità, spesso tradottisi in veri e propri depistaggi e strategie omissive. (…) Per questo -spiegano i senatori di Verdi e Pdci- avevamo chiesto all'inizio di questa legislatura di istituire una nuova commissione di inchiesta che potesse finalmente approfondire quanto tralasciato dalla precedente, ma purtroppo -lamenta il gruppo di "Insieme con l'Unione"- il disegno di legge, a prima firma Bulgarelli, ha incontrato numerosi ostacoli una volta giunto in commissione Esteri del Senato, la quale, al fine di valutare se sussistessero i presupposti per riaprire le indagini, ha deciso di procedere per proprio conto ad audizioni. Si è trattato di una decisione del tutto anomala dal punto di vista procedurale -sottolineano i senatori- perché sarebbe stato logico che eventuali audizioni fossero disposte dalla nuova commissione di inchiesta o, in subordine, affidate preliminarmente a quella della Giustizia – cui competerebbero indagini su un fatto di sangue così grave e che, per altro, ha già espresso parere favorevole alla istituzione di una nuova commissione di inchiesta."

"A questo punto, se la Commissione esteri si uniformasse alla linea della Procura, ci troveremmo di fronte a un nuovo, oggettivo insabbiamento, la cui responsabilità ricadrebbe sull'intero esecutivo" concludono i senatori.

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