Rifiuti e discariche: il caso Belladanza

Una montagna di rifiuti. È questo lo spettacolo che si presenta dalla valle opposta alla discarica di Belladanza, poco a sud di Città di Castello -Perugia. Uno scheletro di montagna pieno zeppo di immondizia, che si vorrebbe ancora ampliare, o meglio potenziare secondo l?amministrazione.
A cura di amisla

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Una storia che parte da molto lontano, dal 1978, che ha visto diverse diatribe giudiziarie e tre occupazioni del sito da parte del comitato dei cittadini. Un business che vale posti di lavoro e 44 euro a camion. Ma andiamo per ordine.

Ventinove anni fa il Comune prende in affitto un terreno attiguo alla cava di sabbia di Belladanza, il vocabolo alle pendici è quello del Ponte d'Avorio. Dopo 10 anni, nel 1988, questo terreno viene avviato alla bonifica, ma le esigenze di scarico dei rifiuti non vengono meno. E' a questo punto che il Comune procede all'esproprio del lotto di terra accanto, originariamente una cava di sabbia, per farlo diventare la nuova discarica. La notifica di esproprio è del 1989. Nel frattempo il terreno bonificato viene nuovamente affittato -ad intermittenza- per più di dieci anni. Secondo i legali di chi ha in usufrutto il terreno, dal 2002 il Comune lo occupa illegalmente -senza il corrispettivo affitto; è proprio in questa porzione della collina confinante con la nuova discarica che si trova il Cubo giallo visibile dalla E45. Il comitato dei cittadini in questi lustri è diventato un importante ed affidabile interlocutore; non chiedono la chiusura della discarica, semplicemente interventi di analisi dell'area e dell'acqua ed il riconoscimento che la capacità di accoglienza della discarica, valutata nel 1989 di 18 anni, è esaurita. Quello che è certo è che la discarica di Belladanza continua e continuerà a ricevere rifiuti da mezza Umbria.

Infatti, in mancanza del nuovo piano regionale per i rifiuti umbri, è stato firmato un accordo triennale tra Regione e comuni, dove la discarica di Belladanza ha un ruolo cruciale. Qui vengono radunati i rifiuti di 12 comuni limitrofi, partono poi per l'impianto di Ponte Rio dove per 60euro a carico viene selezionata e tenuta la parte biodegradabile, imballata la così detta "parte secca" e insieme a quella di altri 39 comuni rispedita a Belladanza che riceve 16euro a carico. Qui, tra l'altro, da questi rifiuti viene estratto biogas rivenduto poi all'ENEL. È proprio questo uno degli aspetti che coinvolgerebbe il potenziamento della discarica, con nuovi e tecnologici macchinari per l'estrazione di biogas, come la costruzione di un impianto di preselezione di rifiuti per evitare i viaggi a Ponte Rio. Il timore è invece è che l'attuale accordo triennale -scadenza 2009- venga rinnovato più volte, portando ad un inevitabile allargamento della discarica di Belladanza, come se 30 anni di rifiuti non fossero sufficienti a far riflettere sui rischi potenziali di riempire una montagna di rifiuti. Esiste anche un procedimento giudiziario arrivato al secondo grado di giudizio per svessamento dalla discarica nel contiguo torrente Gracciata, episodio verificatosi nel 1991.

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