G8 2001: Spirito di corpo

Non c’era bisogno del ripensamento di Michelangelo Fournier per sapere, anche sul piano processuale, quel che accadde alla scuola Diaz di Genova il 21 luglio 2001. Decine di testimonianze convergenti hanno già chiarito la dinamica dei fatti. L’outing del vice questore, all’epoca vice di Vincenzo Canterini alla guida del reparto mobile che fece irruzione nella scuola, ha messo però a nudo almeno due cose: l’ipocrisia della polizia di stato e il malinteso “spirito di appartenenza” – come Fournier l’ha definitio – che la caratterizza.
A cura di Lorenzo Guadagnucci*

Non c'è nessuno, all'interno della polizia di stato, dall'ultimo dei piantoni al capo Gianni De Gennaro, che ignori quel che successe dentro la scuola genovese: una spedizione punitiva decisa per ragioni politiche e d'immagine [colpire il Genoa social forum, riscattare con un po' di arresti una gestione disastrosa dell'ordine pubblico], un pestaggio sistematico e selvaggio, 93 arresti arbitrari sulla base di prove costruite ad arte, una falsificazione totale nella ricostruzione offerta all'opinione pubblica. In tribunale i poliziotti imputati stanno offrendo uno spettacolo inquietante: ognuno cerca di tutelare se stesso, con tanti saluti al senso dello stato, alla responsabilità istituzionale, alla deontologia professionale, tutte cose considerate – evidentemente – irrilevanti. Vincenzo Canterini, la settimana scorsa, si è esibito in una deposizione quasi irreale, tanta era la leggerezza del suo tono ["La ragazza che pareva morta in una pozza di sangue? L'ho vista, ma non ne ho scritto nella relazione, perché non toccava a me occuparmene": è solo una perla di una deposizione che meriterebbe d'essere ascoltata per intero, giusto per farsi un'idea di come un polizioto col rango di questore interpreta il suo ruolo]. Michelangelo Fournier, per lo meno, ha trovato la forza – a sei anni di distanza! – di dire la verità: cioè che ha assistito personalmente a pestaggi e violenze. Alcuni capisquadra, nelle loro relazioni di servizio, avevano già scritto altrettanto, quindi Fournier non è un eroe, ma un funzionario cui è mancata la capacità di fare il suo dovere al momento debito [cioè subito] e che dà un'accezione assolutamente errata e fuorviante dello "spirito di appartenenza".

Chi ha davvero a cuore l'istituzione per la quale lavora, tiene prima di tutto alla sua onorabilità, a maggior ragione quando si parla di forze dell'ordine, le quali hanno il monopolio legale dell'uso della forza e sono quindi tenute a farne un uso correttissimo e scrupoloso, nel rispetto pieno delle regole e dei diritti di cittadinanza. Lo "spirito di appartenenza" dovrebbe quindi indurre a non nascondere errori e malefatte, che potrebbero nuocere al prestigio dell'istituzione. In questi anni abbiamo invece assistito alla demolizione sistematica della credibilità della polizia da parte dei suoi stessi funzionari e dirigenti. Nessuno ha mai rinnegato la sciagurata operazione alla Diaz. Il capo della polizia, con il silenzio e qualche volta con l'azione, ha avallato di fatto quell'operazione. Sono state ostacolate le indagini, i dirigenti imputati hanno ottenuto inopinate promozioni e hanno avuto anche l'arroganza, in mesi e mesi di udienze, di non presentarsi mai in tribunale.

Canterini e Fournier, per lo meno, hanno avuto la dignità di rispondere alle domande dei pm e degli avvocati, sembra invece che gli altri dirigenti imputati [da Gratteri a Luperi, da Mortola a Caldarozzi] intendano avvalersi della facoltà di non rispondere. È una scelta legittima sotto il profilo processuale, visto che la procedura lo consente, ma devastante sotto quello etico-politico. Questi dirigenti non sono imputati qualunque, ma alti rappresentanti di un corpo dello stato che ha gravemente compromesso, nel luglio 2001, la sua credibilità e quindi il rapporto il rapporto di fiducia con la cittadinanza. Dovrebbero collaborare con la giustizia e condivedere almeno la responsbilità morale dell'accaduto. Si limitano invece a cercare la salvezza individuale. Ma se anche tutti venissero assolti – Canterini e Fournier come Gratteri e gli altri – che cosa cambierebbe? I fatti restano e la macchia che deturpa il volto della polizia e quindi dello stato non sarebbe certo cancellata. Il rapporto di fiducia fra cittadini e forze dell'ordine sarebbe irrimediabilmente compromesso. È forse questo che si cerca?

Lorenzo Guadagnucci* Carta 

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